Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (detto anche licenziamento gmo), avviene quando per un’azienda riscontra ragioni che riguardano l’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro e il regolare funzionamento dello stesso.

Tuttavia, il verificarsi di questi fatti, legittima il datore di lavoro a porre in atto l’interruzione del rapporto o la soppressione della posizione, anche se non sono imputabili colpe oggettive al lavoratore.

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Qui di seguito analizzeremo cos’è il licenziamento giustificato motivo oggettivo, la procedura per l’intimazione e l’illegittimità del licenziamento.

 

 

Cos’è il licenziamento giustificato motivo oggettivo

La principale differenza tra licenziamento per giustificato motivo oggettivo e soggettivo riguarda l’elemento della colpa.

Alla base di entrambe le tipologie di licenziamento vi è un inadempimento contrattuale, ma:

  • nel primo caso (giustificato motivo oggettivo) il lavoratore non ha colpa
  • nel secondo caso (giustificato motivo soggettivo) il lavoratore ha colpa

Come abbiamo già anticipato, si parla di giustificato motivo oggettivo quando si verificano fatti che hanno una ricaduta sull’organizzazione aziendale, ma che non sono imputabili a titolo di colpa al lavoratore.

Tra queste motivazioni, non possono essere aprioristicamente e pregiudizialmente escluse anche quelle che attengono a:

  • una migliore efficienza gestionale o produttiva
  • un aumento della redditività dell’impresa

purché il licenziamento sia sorretto da motivazione reale e non pretestuosa.

Tuttavia, il verificarsi di questi fatti, legittima il datore di lavoro a porre in atto in licenziamento per motivo oggettivo, anche se ha l’obbligo di verificare se è possibile assegnare al lavoratore un’altra mansione o mansioni analoghe a quelle precedentemente svolte (repechage).

La sussistenza licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, è rimessa alla valutazione e alla discrezionalità esclusiva del datore di lavoro quale espressione del principio di libertà di impresa (art. 41 Cost.).

Di conseguenza, il giudice non può sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, ma può solo verificare la reale sussistenza del motivo di recesso.

 

Procedura per l’intimazione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo

La procedura dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo è ribadita nell’art. 3 del d. lgs. n. 23/2015.

Il datore di lavoro con più di 15 dipendenti, prima di comunicare al lavoratore la sua intenzione di licenziarlo, deve avviare una procedura conciliativa.

Tale procedura, ha inizio con l’invio di una comunicazione all’Ispettorato nazionale del lavoro.

La comunicazione deve avere per oggetto:

  • la dichiarazione del datore di lavoro di volere effettuare il licenziamento per motivi oggettivi
  • i motivi e le ragioni che determinano la soppressione del posto di lavoro (ex art. 5 l. n. 604/1966)
  • il nesso di causalità tra la ragione e il licenziamento di quel particolare lavoratore
  • le eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del dipendente

Una volta ricevuta tale comunicazione, l’Ispettorato convoca entrambe le parti, ovvero datore di lavoro e dipendente (che possono farsi assistere da un avvocato o da un consulente del lavoro), davanti alla commissione provinciale di conciliazione.

Durante questa fase, che deve concludersi entro 20 giorni dalla ricezione della convocazione, vengono prese in considerazione misure diverse dal licenziamento.

Il processo di conciliazione, ovviamente, può concludersi: o con la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, oppure, con il licenziamento.

 

L’illegittimità del licenziamento oggettivo

Un licenziamento oggettivo è illegittimo se quest’ultimo viene messo in atto violando determinati requisiti, cioè quelli:

  • sostanziali
  • formali

Mentre, situazione diversa è la mancanza di uno di questi requisiti.

Infatti, la mancanza del requisito sostanziale, rende il licenziamento oggettivo annullabile, mentre, la mancanza di un requisito formale rende il licenziamento oggettivo inefficace.

Il licenziamento illecito e il licenziamento discriminatorio è, invece, nullo.

 

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