Nel corso della nostra vita diamo e riceviamo in prestito diverse cose: ci troviamo sempre di fronte ad un contratto di comodato d’uso gratuito.

Eppure, si tratta quasi sempre di accordi meramente verbali, dove nessuna delle due parti in questione si obbliga a rispettare alcunché se non la “parola data”.

Esiste, però, anche la possibilità di perfezionare la stessa tipologia di intesa, ma in forma scritta.

Mediante questo contratto si consegna un bene, mobile o immobile, ad un soggetto che si impegna formalmente alla restituzione al legittimo proprietario nei termini previsti.

Vediamo in cosa consiste il comodato gratuito, come funziona e come si stipula.

 

 

Cos’è il contratto di comodato d’uso gratuito e come funziona

Il contratto di comodato d’uso gratuito è un accordo scritto mediante cui una parte, detta comodante, consegna un bene mobile o immobile al comodatario.

In questo modo, quest’ultimo può utilizzarla per un determinato periodo di tempo.

L’obbligo del comodatario è quello di restituire la stessa cosa ricevuta al termine dell’arco temporale stabilito.

In sostanza, va a realizzarsi una concessione a titolo gratuito: un prestito in cui il trasferimento è a titolo temporaneo e la proprietà del bene resta a chi consegna momentaneamente il bene.

Tra gli aspetti più rilevanti del comodato d’uso c’è proprio la gratuità. Infatti, non è prevista alcuna forma di corrispettivo.

Bada bene però: gratuità non significa donazione. Il bene non viene donato, ma semplicemente dato in prestito (e quest’ultimo implica la riconsegna).

Si può eventualmente inserire un piccolo rimborso per il prestito della cosa, ma questo non deve assumere né la forma né la sostanza di un pagamento.

 

Forma e registrazione del comodato gratuito

Il contratto di comodato d’uso gratuito è un contratto reale, che si perfeziona con la consegna del bene (che può avvenire senza alcuna forma particolare).

Come dicevamo, può essere stipulato sia in forma scritta che verbale, ma la prima modalità è da preferire in termini di validità.

Da preferire sempre la forma scritta ai fini della prova documentata. In caso di inconvenienti, infatti, il proprietario può rivalersi nei confronti del comodatario e ai fini fiscali, grazie alla forma scritta, il comodatario potrà dimostrare che quel bene non è suo.

Se il contratto è stipulato oralmente, la sua esistenza potrà essere provata mediante testimoni e presunzioni.

Il comodato d’uso può anche avere per oggetto un bene immobile. In questo caso, il proprietario dovrà procedere alla sua registrazione presso l’Agenzia delle Entrate entro 20 giorni dalla sottoscrizione del contratto.

In questa fase sarà necessario presentare tutta una serie di documenti, dall’imposta di registro alle marche da bollo.

 

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