Equitalia, su richiesta del contribuente, deve permettere l’accesso agli atti, per dare la possibilità di conoscere la propria posizione nei confronti dell’erario.

In questo modo il cittadino potrà sapere l’ammontare del proprio debito, il numero di cartelle notificategli e le scadenze delle rimanenti.

Inoltre, il contribuente può fare richiesta delle prove dell’avvenuta notifica, cioè della relata di notifica: se avvenuta a mani o della cartolina con avviso di ricevimento se tramite posta.

La legge sulla trasparenza amministrativa (comma 6, art. 22, legge n. 241/1990), appunto, assicura l’obbligo di fornire tale documentazione entro 30 giorni dalla richiesta effettuata dal cittadino, che può essere inviata anche a mezzo Pec.

Bisogna, però, fare attenzione alla data di emissione della cartella di pagamento: infatti, se sono trascorsi cinque anni, il cittadino non può più esercitare tale diritto.

E’ quanto chiarito in una recente sentenza (Tar Reggio Calabria, sent. n. 160/2015): per legge, Equitalia ha il dovere di custodire la relata e la cartella di riscossione solo per cinque anni, trascorsi i quali può negarne l’accesso a chi ne faccia richiesta.