Saper leggere l’estratto contributivo Inps è un passo di fondamentale importanza che riguarda tutti i lavoratori e che consente loro di tenersi aggiornati sulla propria posizione ai fini della tanto agognata pensione.

Vediamo, di seguito, cos’è l’estratto contributivo Inps, quali sono i suoi contenuti, come leggerlo ed eventualmente richiederne l’aggiornamento.

Scopriamo, inoltre, come comportarsi per arginare ogni sorta di dubbio o incertezza.

 

Cos’è l’estratto contributivo Inps

Il versamento dei contributi previdenziali è un obbligo al quale devono adempiere sia i datori di lavoro, nei confronti dei dipendenti e dei collaboratori (cococo), sia i lavoratori autonomi.

L’estratto contributivo Inps è il documento in cui sono contenuti tutti i contributi previdenziali accreditati al lavoratore nelle gestioni dell’Inps come:

  • fondo pensione lavoratori dipendenti;
  • gestione separata;
  • gestione commercianti.

I contributi dell’estratto conto possono essere:

  • obbligatori;
  • volontari;
  • risultare dal riscatto di un determinato periodo (ad esempio la laurea o il servizio militare);
  • ricongiunti da un’altra gestione;
  • accreditati dall’Inps figurativamente.

Se vuoi visualizzare l’estratto contributivo Inps, procurati le credenziali per l’accesso al sito: puoi richiedere il pin online o, ancora, accedere al portale web con l’identità digitale Spid o con la carta nazionale dei servizi.

Grazie all’estratto contributivo Inps puoi controllare quanti versamenti ti sono stati accreditati presso le varie gestioni dell’Inps. In base alla tipologia di pensione, sono stabiliti differenti requisiti, che possono riguardare sia l’età, che gli anni di contributi.

 

L’estratto contributivo Inps per i dipendenti pubblici

Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, il 1° gennaio 2019 cadevano in prescrizione i contributi previdenziali dei dipendenti pubblici accreditati presso l’ex Inpdap.

Come confermato dall’Inps, nella circolare 169/2017, infatti, c’era tempo fino al 31 dicembre per regolarizzare la posizione contributiva di coloro che con il passaggio dalla gestione Inpdap a quella dell’Inps hanno subito dei vuoti contributivi.

Come chiarito dall’Inps – nel messaggio pubblicato lo scorso 13 agosto 2018 – però, per i dipendenti pubblici non vi erano pericoli di perdere i contributi una volta che questi cadono in prescrizione.

In tal caso, infatti, sarà l’amministrazione di riferimento che, non potendo più regolarizzare i versamenti mancanti, dovrà farsi carico dell’onere del trattamento di quiescenza riferito ai periodi di servizio non accreditati.

Ma tuttavia, l’INPS – con la circolare n. 117 dello scorso 11 dicembre – ha posticipato al 2020 l’estensione della prescrizione quinquennale dei contributi per i dipendenti pubblici prevista per il 1° gennaio 2019.

 

L’estratto contributivo Inps per i dipendenti privati

I contributi obbligatori dei lavoratori dipendenti si prescrivono, in via generale, in cinque anni dalla data in cui sarebbero dovuti essere versati. Infatti, il termine – in base alla Legge Dini – è valido dal primo gennaio 1996.

Trascorsi 5 anni, non è ammessa alcuna regolarizzazione contributiva: non si possono, cioè, versare i contributi oltre questo termine.

Tuttavia, nell’ipotesi in cui il lavoratore o i suoi superstiti denuncino il mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, il termine di prescrizione si allunga a 10 anni. In questo caso, però,  solo a favore della persona che denuncia, non di altri collaboratori o dipendenti.

In pratica, se il dipendente provvede a denunciare all’Inps il mancato versamento dei contributi da parte dell’azienda, l’ente ha la facoltà di procedere al loro recupero entro 10 anni dall’omissione (cioè dal termine entro il quale sarebbero dovuti essere versati i contributi): grazie alla denuncia, in ogni caso, il termine di prescrizione si allunga, anche nell’ipotesi in cui l’Inps non agisca in alcun modo.

Una volta verificatasi la prescrizione dei contributi, l’Inps non può più richiederli, ma nemmeno riceverli.

Nell’ipotesi in cui il debitore volesse versarli spontaneamente, non è difatti consentito, contrariamente a quanto avviene in base al principio della disponibilità (secondo cui è possibile scegliere di fruire, o meno, di un diritto quando si vuole), rinunciare alla prescrizione.

Se i contributi risultano prescritti, il dipendente ha comunque diritto al risarcimento dei danni da parte del datore di lavoro che non li ha versati; il risarcimento può avvenire in due modalità:

  • risarcimento generico dei danni;
  • risarcimento del danno in forma specifica, tramite la costituzione di una rendita vitalizia reversibile.

La rendita è una prestazione che ha la funzione di compensare la pensione, o la quota del trattamento,che sarebbe spettata in base ai contributi non versati.

L’importo deve, dunque, corrispondere alla riserva matematica (cioè alla differenza tra il trattamento che sarebbe spettato con l’aggiunta dei contributi non versati e la pensione spettante) utile alla ricostituzione della pensione persa.

Inoltre, deve essere accreditato nell’estratto conto Inps nel periodo in cui i contributi avrebbero dovuto essere correttamente versati.

 

Aggiornamento estratto contributivo Inps: contenuti e prescrizione

 Nell’estratto contributivo Inps sono riportati i dati anagrafici del lavoratore e, in una tabella, sono riassunti i versamenti previdenziali distinti per:

  • periodo di riferimento;
  • tipologia di contributi,
  • contributi utili espressi in giorni, settimane o mesi;
  • retribuzione o reddito;
  • riferimenti del datore di lavoro;
  • eventuali note finali.

Sappi che, se vuoi richiedere l’aggiornamento estratto contributivo Inps, esiste un servizio – rivolto ai cittadini con necessità di visualizzare e gestire la propria posizione assicurativa – che consente di visualizzare le informazioni e offre strumenti per la gestione delle segnalazioni contributive da inviare all’Inps.

Una volta effettuata l’autenticazione, potrai visualizzare le informazioni sulla tua posizione contributiva e utilizzare gli strumenti per la gestione delle segnalazioni da inviare all’Inps.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello della prescrizione.

Il termine per i contributi Inps scatta dopo 5 anni dall’eventuale versamento ma può essere prorogato fino a un massimo di 10 anni in due diversi casi:

  • se viene messa in atto una procedura interruttiva della prescrizione stessa;
  • se il mancato versamento dei contributi è stato denunciato dal lavoratore.

 

Il reddito utile alla pensione

Nella colonna “Retribuzione o reddito” dell’estratto contributivo Inps puoi leggere l’ammontare dei redditi e degli stipendi percepiti, In particolare, trovi:

  • la retribuzione percepita per i periodi di lavoro svolto in qualità di dipendenti;
  • il reddito percepito dal titolare d’impresa o dal coadiutore (artigiani, commercianti, coltivatori…);
  • il reddito percepito se iscritto alla gestione separata.

Chiaramente, nel caso in cui la retribuzione o il reddito percepito risulti inferiore al minimo previsto dalla legge per l’accredito di un anno intero di versamenti, i contributi presenti in quel periodo devono essere ridotti in base alla retribuzione effettivamente percepita.

Se, al contrario, dall’estratto contributivo Inps si evince che il reddito è eccedente al massimale annuo, lo stesso deve essere ridotto sino al massimale ai fini del calcolo della pensione.

 

Estratto contributivo Inps: come possiamo aiutarti

Hai bisogno di supporto in tema di estratto contributivo Inps? Rivolgiti a Unione dei Consumatori ed entra a far parte della nostra grande famiglia per far valere i tuoi diritti quotidianamente!

La nostra Associazione – specializzata nell’assistenza on line – ha già supportato tanti lavoratori in difficoltà con l’aggiornamento estratto contributivo Inps.

Per avere dettagli o per ulteriori informazioni, invia un messaggio sul nostro form o al 370 1220734 (solo Whatsapp).

Un nostro consulente di ricontatterà in tempi brevi.

Se sei un nostro associato, chiamaci al numero 091 6190601.