Per affrontare i casi di pretese avanzate dai Comuni o dai loro concessionari, derivanti da una denuncia TARI presentata in maniera non corretta, il contribuente deve svolgere una azione pregiudiziale, orientata ad ottenere l’annullamento in sede di autotutela. Ecco come fare qui di seguito:

Le norme disciplinanti la denuncia TARI

I commi 684, 685 e 686, dell’articolo unico, della legge 147/2013 disciplinano l’obbligo di presentazione della denuncia TARI.

In particolare:

  • il comma 684 stabilisce che il soggetto passivo presenta la dichiarazione TARI entro il termine del 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio di possesso (tale termine va ricondotto ad eventuali diverse statuizioni contenute nei regolamenti dei Comuni);
  • il 685 prevede che la dichiarazione, redatta su modello messo a disposizione dal comune, ha effetto anche per gli anni successivi e per le unità immobiliari a destinazione ordinaria devono essere obbligatoriamente indicati i dati catastali, il numero civico di ubicazione dell’immobile e il numero dell’interno, ove esistente;
  • in ultimo, il comma 686 dispone che ai fini della denuncia TARI, restano ferme le superfici dichiarate o accertate ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani di cui al decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507 (TARSU), o della tariffa di igiene ambientale prevista dall’articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (TIA 1), o dall’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (TIA 2), o del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES)”.

 

Emendabilità della denuncia TARI e della dichiarazione tributarie

Gli errori contenuti nelle dichiarazioni fiscali presentate dai contribuenti, non solo ai fini delle imposte dirette ma anche per quelle indirette e per i tributi locali, possono essere corretti con valenza retroattiva.

Il suddetto principio pacificamente riconosciuto in dottrina, si fonda sulla necessità di non potere assoggettare il dichiarante ad oneri diversi e più gravosi di quelli che, per legge, devono restare a suo carico, in conformità con i principi costituzionali della capacità contributiva e della oggettiva correttezza dell’azione amministrativa.

Inoltre, le dichiarazioni fiscali non possono essere ritenute atti negoziali e dispositivi, bensì mere esternazioni, sempre modificabili sulla base di nuovi elementi.

In base a questo principio anche la denuncia TARI presentata ai Comuni deve ritenersi emendabile, così come confermato recentemente anche dalla giurisprudenza di legittimità.

 

Denuncia TARI: la giurisprudenza della Cassazione

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 453 dell’11 gennaio 2018, ha ribadito l’assoluta ed indiscussa possibilità di emendare retroattivamente anche la dichiarazione TARI.

Proprio a conferma del principio oggetto del presente commento il giudizio segnalato ha affermato testualmente quanto segue: “Data la ritenuta natura tributaria della TIA 1, non si ravvisano ragioni per le quali non possa ritenersi emendabile la dichiarazione resa dal contribuente, al pari delle altre entrate tributarie dello Stato e degli enti locali (in materia di Ici si veda Cass. n. 2926 del 10/02/2010), salvo contraria previsione esplicita. E va inoltre considerato che la Corte di legittimità (Cass. S.U. n. 13378 del 30/06/2016) ha affermato il principio secondo cui, ferma restando la possibilità di emendare errori od omissioni, il contribuente può, in ogni caso, opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria.

 

L’applicabilità della sentenza alla denucia TARI

Nella premessa alla suddetta motivazione la sentenza della Cassazione ha ribadito che costituisce principio ormai consolidato che la dichiarazione dei redditi del contribuente affetta da errore – sia esso di fatto che di diritto – anche se non direttamente rilevabile dalla stessa dichiarazione, è una mera esternazione di scienza o di giudizio ed è quindi emendabile e ritrattabile.

L’emendabilità, da parte del contribuente, degli errori, anche non meramente materiali o di calcolo, contenuti nelle dichiarazioni, deve essere riconosciuta quale espressione di un principio generale del sistema tributario, atteso che la dichiarazione non ha valore confessorio, nè costituisce fonte dell’obbligazione tributaria.

La sentenza in commento ha riconosciuto l’applicazione del principio di emendabilità delle denunce ad un caso riguardante la TIA (Tariffa igiene ambientale), in quanto forma di prelievo di natura tributaria.

Conseguentemente è pacifico dedurre la stessa applicabilità anche alle forme di prelievo che hanno preceduto la TIA (si veda la TARSU), e soprattutto a quelle istituite successivamente come la TARES e quella attualmente in vigore per il servizio di smaltimento dei rifiuti, ossia la denuncia TARI.

 

Denuncia TARI: l’assistenza di Unione dei Consumatori

Per affrontare i casi di pretese avanzate dai Comuni o dai loro concessionari, derivanti da una denuncia TARI presentata in maniera non corretta, il contribuente deve svolgere una azione pregiudiziale, orientata ad ottenere l’annullamento in sede di autotutela.

In caso di esito negativo potrà – eventualmente – instaurare una causa davanti alla giurisdizione tributaria competente.

L’Unione dei Consumatori può assistere coloro che ne fanno richiesta, in ambedue le fasi sopra descritte, in caso di denuncia TARI, telefonando ai numeri 091 6190601 – cell: 370 1220734 (solo Whatsapp)

In alternativa è possibile compilare on line una richiesta di assistenza: un operatore vi ricontatterà in breve tempo.