Così come prevista dal legislatore italiano, la negoziazione assistita è un istituto che ha molto in comune con la mediazione e in cui l’avvocato e le parti assumono il ruolo di unici protagonisti.

In comune con la mediazione questa, infatti, vanta le tecniche negoziali e lo spirito che dovrebbe animare i partecipanti per il raggiungimento di un accordo.

Unico svantaggio è quello di non avere a disposizione il mediatore, ossia una terza figura professionale specializzata nella risoluzione amichevole delle controversie (il mediatore).

Vediamo, di seguito, qual è la procedura di negoziazione assistita e quali sono gli eventuali obblighi informativi per l’avvocato e come comportarsi in caso di difficoltà.

 

 

Cos’è la negoziazione assistita?

La negoziazione assistita è un sistema alternativo di risoluzione delle controversie avente carattere residuale.

Questa fattispecie non trova, infatti, applicazione nei casi in cui la legge prescriva il ricorso a specifiche procedure di mediazione o conciliazione.

Scopo della negoziazione assistita è quello di deflazionare il contenzioso dalle dispute più numerose e di scarso valore, almeno dal punto di vista economico (metodo deflattivo).

Nel caso di negoziazione assistita obbligatoria, ancor prima di avviare la causa, l’avvocato deve obbligatoriamente inviare alla controparte una raccomandata A.R. o una PEC.

Con questa, la controparte è invitata a sottoscrivere una convenzione di negoziazione assistita, ossia un accordo con cui i rispettivi difensori decidono di risolvere, in via amichevole, una controversia servendosi dell’assistenza di avvocati regolarmente iscritti all’albo.

Sono due i possibili esiti:

  • se non si riceve adesione all’invito o se si riceve un rifiuto, si può cominciare il processo;
  • se l’invito viene accettato, le parti redigono la convenzione di negoziazione assistita in forma scritta e gli avvocati ne certificano l’autografia delle sottoscrizioni apposte sotto la propria responsabilità professionale.

 

Obblighi informativi, mandato e invito

La legge prevede che, all’atto di conferimento dell’incarico da parte del proprio cliente, l’avvocato sia tenuto a informarlo della possibilità o obbligo di ricorrere alla negoziazione assistita.

Tale obbligo viene considerato un dovere deontologico. Per questo motivo, non è prevista una sanzione a carico dell’avvocato nel caso di omessa informativa.

Ancor prima di procedere con l’invito della controparte, il legale deve essere munito di mandato professionale.

Ciò detto, l’invito diretto alla controparte deve contenere:

  • indicazione dell’oggetto della controversia;
  • avvertimento che la mancata risposta all’invito entro 30 giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutata dal giudice;
  • firma autografa della parte certificata dall’avvocato che formula l’invito.

 

Gli effetti della negoziazione assistita

Una volta comunicato l’invito, uno degli effetti importanti della negoziazione è dato dall’interruzione del decorso della prescrizione e della decadenza.

Più specificamente, la decadenza può essere impedita per una sola volta. Il termine per la proposizione della domanda giudiziale ricomincia a decorrere dal momento del:

  • rifiuto;
  • mancata accettazione dell’invito;
  • mancato accordo.

In generale, chi riceve l’invito a stipulare la convenzione di negoziazione assistita ha 30 giorni di tempo per decidere se aderire all’offerta, rifiutarla o non rispondere affatto.

Ad ogni modo, il giudice può riservarsi di valutare la mancata risposta all’invito o il suo rifiuto ai fini delle spese del giudizio.

 

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