A Marzo di quest’anno si è parlato molto del lavoro occasionale e del pagamento con voucher. Infatti il governo in quel periodo ha abolito questi strumenti di pagamento definiti anche: buoni lavoro e che erano stati introdotti nel 2003. L’abolizione del pagamento con voucher ha creato non poca confusione in termini di regolamentazione delle prestazioni lavorative saltuarie. Vi è stato infatti un primo periodo di transizione in cui si poteva ancora lavorare con i voucher, solo se erano stati già acquistati prima dell’entrata in vigore della norma. Successivamente, però, si è venuto a creare un inevitabile vuoto dato dallo stop ai voucher, il quale sicuramente ha favorito il nuovo insorgere di abusi in ambito lavorativo.

 

Come funzionava lavorare con i voucher fino a Marzo 2017 e cosa erano i voucher?

I “vecchi” voucher di lavoro erano stati introdotti per regolamentare quelle prestazioni definite “accessorie”, ovvero saltuarie e non riconducibili ad un contratto di lavoro. Ma sono stati al centro di una grande polemica, per aver reso di fatto il mercato del lavoro ancora più precario.

Quanto valevano i vecchi voucher? Avevano un valore, rispettivamente, di: 10, 20 e 50 Euro, con una parte della somma spettante al lavoratore ed una parte che finiva in contributi. Per fare un esempio di pagamento con voucher prima dell’intervento abrogativo di Marzo: se il valore nominale del voucher era di 10 Euro, al lavoratore spettavano 7,50 Euro, come compenso minimo per un’ora di prestazione.

 

Nuova regolamentazione del lavorare con i voucher

L’attuale regolamentazione prevede che il pagamento con voucher venga sostituito da due nuovi strumenti: il libretto di famiglia ed il nuovo contratto di prestazione occasionale. Il libretto di famiglia è riservato a datori di lavoro che sono persone fisiche, non nell’esercizio di impresa o di libera professione, mentre il secondo strumento è per tutti gli altri datori di lavoro. Vediamo alcune delle novità di questi strumenti, che da molti vengono già chiamati “nuovi voucher”:

  • Per le famiglie l’importo utilizzabile è di 10 Euro, con un netto da pagare al lavoratore di 8 Euro;
  • Per il contratto di prestazione occasionale il compenso minimo orario è di 9 euro;
  • Limiti massimi confermati rispetto ai vecchi voucher: ogni lavoratore può incassare non più di 5mila Euro all’anno, ma con un limite di 2.500 Euro per singolo utilizzatore.

Questi sono solo i punti salienti della nuova normativa, che prevede altri paletti e regole da comprendere bene, per non incorrere in sanzioni.

 

Pagamento con voucher: i Diritti del lavoratori

Dopo l’introduzione del pagamento con voucher l’Inps ha registrato un aumento considerevole dell’utilizzo del lavoro accessorio. Si è dunque palesata l’ipotesi che questo strumento in molti casi non regolamenti una situazione di abuso, ma usato impropriamente vada invece a rendere ancora più precaria la condizione dei lavoratori. I cittadini non hanno potuto esprimersi sull’abolizione dei voucher con il referendum, perché il governo li ha aboliti a Marzo, non ricorrendo alla consultazione referendaria. Ma questi due nuovi strumenti del libretto di famiglia e del contratto di prestazione occasionale vengono visti come una reintroduzione di fatto dei vecchi voucher, nonostante le modifiche nella normativa. Emerge da questa realtà che per moltissimi lavoratori l’essere pagati con buoni lavoro non è una esperienza estemporanea, ma costante.

È importante essere bene informati sulla materia, per far sì che i nuovi strumenti vadano a favore dei lavoratori, senza calpestarne i diritti.

E tu conosci i tuoi diritti in questo campo? E sai come tutelarti? Unisciti ad Unione dei Consumatori ed entra a far parte della nostra famiglia di cittadini consapevoli.

Per assistenza ed informazioni sulla nuova regolamentazione del lavoro accessorio, puoi chiamare al numero 091 6190601, oppure puoi mandare un messaggio nel nostro form: un nostro consulente ti ricontatterà in breve tempo.