Anche se il disabile cammina, per l’indennità di accompagnamento è sufficiente che l’invalido non riesca a compiere gli atti quotidiani della vita. Ciò, anche se l’invalidità è riferita alle sole malattie di carattere psichico. Quindi, l’indennità spetta anche se l’invalido è in grado di deambulare da solo e l’ottenimento della prestazione dell’INPS scatta per infermità fisica che psichica.

Questo importante chiarimento della Cassazione – che va in contrasto con la prassi molto restrittiva degli uffici locali e anche con l’interpretazione dei tribunali locali, sia di primo di secondo grado – stabilisce che l’accompagnamento è una prestazione, dove l’intervento assistenziale non è rivolto al sostentamento dei soggetti minorati nelle loro cpacità lavorative ma a sostegno del nucleo familiare che, così incoraggiato, può farsi carico dei suddetti evitandone il ricovero in strutture di cura e assistenza (con conseguenza diminuzione della spesa sociale). Per quanto sopra, ad esempio, l’inabile al lavoro – in grado di camminare – ha in ogni caso diritto all’accompagnamento se è necessario che sia accompagnato per fare acquisti o aver preparato e servito i cibi, ovvero abbia necessità di aver governata la casa.

(Cassazione: sentenza n° 25255 del  27/11/2014)