L’incapacità naturale è quella incapacità di intendere o di volere non accertata giudizialmente, che consiste in una condizione psichica che può derivare da vari fattori anche transitori (come lo stato di ubriachezza o l’assunzione di sostanze stupefacenti). Pertanto, potrebbe trovarsi in una situazione di incapacità di fatto anche un soggetto normalmente capace nel momento in cui compie un determinato atto o stipula un contratto. L’art. 428 c.c. sancisce l’annullabilità degli atti e contratti compiuti in determinate condizioni. La circostanza che il legislatore abbia previsto l’annullabilità e non la nullità di atti e contratti compiuti da un incapace tende a tutelare la controparte, che potrebbe aver agito in buona fede. In ragione di ciò, nell’ipotesi di atto unilaterale, l’annullabilità è sempre ammessa se dallo stesso può derivare un grave pregiudizio per l’incapace. Viceversa, in caso di contratti, l’annullamento può chiedersi solo in caso di malafede dell’altro contraente che era a conoscenza dello stato di incapacità.