La vendita immobile ricevuto in successione richiede diversi adempimenti specifici che bisogna conoscere per perfezionare il rogito senza alcun tipo di problema.

Si tratta, come puoi immaginare, di una materia molto delicata ed è necessario trattarla “con i guanti”.

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La dichiarazione di successione per la vendita immobile ricevuto in successione

Il primo atto da presentare, nel caso in cui tu voglia optare per la vendita immobile ricevuto in successione, è la dichiarazione di successione: si tratta di un documento che va presentato entro un anno dalla morte del proprietario ed è indispensabile per la notifica del trasferimento dei beni agli eredi ai fini fiscali.

La dichiarazione di successione può essere presentata in via telematica tramite il software dell’Agenzia delle Entrate dagli eredi, dai chiamati all’eredità, dai legatari o dai loro rappresentanti legali, dagli immessi nel possesso dei beni, dagli amministratori dell’eredità, dai curatori dell’eredità giacenti, dagli esecutori testamentari o dai trustee (persone incaricate di amministrare o di agire per conto di altre).

L’ufficio territorialmente competente è quello del luogo in cui il defunto aveva fissato l’ultima residenza nota, oppure – se residente all’estero – quello del luogo in cui il defunto aveva fissato l’ultima residenza italiana.

 

Tasse su vendita immobile ricevuto in successione

Un altro requisito per poter effettuare la vendita immobile ricevuto in successione è il pagamento della tassa di successione.

Ma a quanto ammonta? Dipende, perchè le aliquote variano a seconda del grado di parentela.

Ad esempio, coniuge e figli pagano il 4% sul valore catastale dell’immobile, con franchigia pari a 1 milione di euro. Tradotto: l’imposta non va pagata se l’importo non eccede tale valore.

Fratelli e sorelle pagano il 6% con franchigia pari a 100 mila euro.

Gli altri parenti, fino al quarto grado, affini in linea retta e correlata entro il 3 grado, nipoti, zii e cugini di primo grado, suoceri e cognati, devono corrispondere il 6% sul valore catastale, senza applicazione della franchigia.

Altri soggetti, come il convivente, l’8% senza applicazione di franchigia.

Per gli eredi disabili è prevista una franchigia pari a 1,5 milioni di euro.

Non bisogna dimenticare, inoltre, l’imposta ipotecaria e catastale (che va liquidata prima della dichiarazione di successione). Essa è pari all’1 o 2 % del valore catastale dell’immobile.

Vanno anche versate l’imposta di bollo (64 euro per ciascuna nota di trascrizione), la tassa ipotecaria fissa di 35 euro per ciascuna nota di trascrizione e i tributi speciali (come i diritti di segreteria).

Infine, è bene ricordare che entro 30 giorni dall’apertura della successione bisogna presentare domanda di voltura catastale (da inoltrare al catasto della Provincia in cui ha sede l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate presso il quale è stata registrata la successione).

In questo caso è necessario pagare un tributo speciale catastale di 55 euro e un’imposta di bollo pari a 16 euro ogni 4 pagine di domanda.

 

L’accettazione dell’eredità

Manca ancora un tassello perché la vendita immobile ricevuto in successione non sia invalidata: l’accettazione dell’eredità.

Essa va effettuata entro 10 anni dall’apertura della successione e può essere espressa mediante atto scritto (pubblico o scrittura privata autenticata) o tacito.

Mediante l’accettazione ereditaria il trasferimento viene catalogato nel registro pubblico dell’Agenzia delle Entrate.

Senza di esso non è possibile vendere la propria casa, perché non si viene riconosciuti come legittimi proprietari.

 

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In materie così delicate da trattare, in cui ogni minima mancanza può far saltare la compravendita, il “fai da te” è altamente sconsigliato.

Come ti dicevamo all’inizio di questa guida, noi di Unione dei Consumatori possiamo aiutarti nel caso in cui tu abbia riscontrato dei problemi nella vendita dell’immobile ricevuto in successione.

Affidandosi a professionisti del settore avrai la certezza che la vendita vada in porto senza stress.

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