Sei rimasto vittima di un pignoramento conto corrente cointestato e non sai come comportarti?

Sono in tanti a chiedersi cosa fare in questi casi. In effetti, la tematica è piuttosto complessa e spinosa, soprattutto quando il conto corrente è intestato a più di un soggetto.

Vediamo, quindi, di capire nel dettaglio quali sono le caratteristiche di questo particolare tipo di conto corrente, in cosa consiste il pignoramento del conto intestato a più soggetti e qual è la procedura da seguire nel caso in cui si presenti un pignoramento conto cointestato.

 

 

Cos’è il conto corrente cointestato?

Si sente parlare sempre più spesso di pignoramento conto corrente cointestato, ma facciamo un passo indietro prima di entrare nel merito della questione.

Innanzitutto, cerchiamo di capire cos’è esattamente il conto corrente cointestato e cosa prevede questa tipologia di conto.

Il conto corrente cointestato (o a deposito cointestato) è un conto a deposito che permette, soprattutto all’interno di un contesto familiare, di condividere lo stesso patrimonio bancario.

Si tratta, in poche parole, di una sorta di investimento volto a una maggiore rendita degli interessi sul patrimonio investito.

Ma quali sono i suoi benefici e i suoi limiti?

 

Benefici e limitazioni del conto corrente cointestato

Devi sapere che questa tipologia di conto corrente presenta tassi di interesse ben più elevati rispetto a quelli maturati con un semplice conto tradizionale. Inoltre, è possibile attivarlo e mantenerlo con costi decisamente più modesti.

Esistono, però, anche delle limitazioni. Una, relativa a questa particolare tipologia di conto corrente, prevede che almeno uno degli intestatari abbia un conto corrente tradizionale depositato presso un’altra banca.

Inoltre, i titolari del conto a deposito non possono prelevare più della liquidità disponibile, ma la cosa a cui si deve particolarmente prestare attenzione è che il conto a deposito può essere pignorato, anche nel caso in cui sia cointestato.

Vediamo esattamente in cosa consiste il pignoramento conto corrente cointestato e come comportarsi in questi casi.

 

In cosa consiste il pignoramento conto corrente cointestato?

Partiamo dal presupposto che le somme – in quanto pignorate – risultano automaticamente bloccate e non possono, pertanto, essere prelevate.

Ma entro quali limiti il conto può essere pignorato e cosa ne è del resto delle somme versate sul proprio conto?

In breve, il pignoramento conto corrente cointestato prevede che:

  • venga pignorato fino ad un massimo del 50% delle somme e dei beni depositati o investiti in banca o alle poste;
  • tutto ciò che non vi rientra tra le somme pignorate può essere utilizzato (e prelevato) da tutti i titolari del conto cointestato;
  • il debitore, se l’altro cointestatario non si oppone, ha la possibilità di prelevare le restanti somme.

Nel caso in cui un importo – ad esempio, un bonifico – venisse accreditato sul conto cointestato a seguito del pignoramento, questo verrebbe “bloccato” entro il limite del 50%. In poche parole, ad essere pignorata sarà soltanto la metà (come limite massimo) di ciò che rientra nel conto cointestato.

Il creditore, secondo il principio della cosiddetta “solidarietà attiva”, è obbligato a garantire – a chiunque dei titolari – la possibilità di effettuare prelievi o usufruire degli accrediti non “bloccati”.

Ma andiamo più nello specifico.

 

Quali sono gli obblighi del creditore?

Il pignoramento del conto corrente cointestato può essere effettuato esclusivamente a seguito di una notifica da parte del creditore, che deve rispettare delle regole ben precise. E questo vale anche per il conto corrente ordinario.

Il creditore deve notificare al debitore:

  • il titolo esecutivo (ossia una sentenza anche di primo grado, un decreto ingiuntivo, un avviso di accertamento immediatamente esecutivo, una cartella dell’agente della riscossione);
  • l’atto di precetto (nel caso in cui il titolo esecutivo sia costituito da una cambiale, un assegno o un atto pubblico notarile, come un mutuo con la banca, la notifica del precetto non è preceduta dalla notifica del titolo esecutivo): con l’atto di precetto si dà al debitore un termine di 10 giorni per pagare;
  • l’atto di pignoramento vero e proprio che, in questo caso, viene inviato anche alla banca o alla posta, ingiungendo a quest’ultima di non pagare al creditore (ossia il correntista) le somme pignorate.

L’atto di pignoramento va comunque notificato ad entrambi i cointestatari, altrimenti risulta essere nullo.

 

Cos’è il pignoramento presso terzi conto corrente cointestato

Che sia ordinario o cointestato, per il creditore non esistono differenze dal punto di vista dell’iter procedurale da seguire. Anche nel caso in cui rientri nell’ambito del pignoramento presso terzi.

Nonostante ciò, quando si parla del pignoramento presso terzi conto corrente cointestato, bisogna fare le dovute precisazioni, perché si presentano alcune limitazioni per il creditore.

Come avviene la procedura e quali sono questi limiti?

In primo luogo, il creditore (che può essere anche l’Agenzia delle Entrate) deve inviare una notifica a mezzo dell’ufficiale giudiziario:

  • al debitore, che viene citato in giudizio per l’assegnazione delle somme al creditore;
  • alla banca o alle poste, a cui viene imposto di negare al correntista il prelievo delle somme pignorate.

Nel caso in cui il conto cointestato presenti un saldo:

  • in rosso o negativo, non viene vincolata alcuna somma nel periodo che precede l’udienza in tribunale, ma gli accrediti effettuati prima di tale data vengono comunque pignorati;
  • positivo, uguale o inferiore alle somme imposte dal creditore, il conto viene bloccato fino all’assegnazione delle somme prevista per l’udienza in tribunale e il debitore non può prelevare alcuna somma (vengono bloccati anche gli accrediti sul conto fino a tale data);
  • positivo, superiore alle somme imposte dal creditore, possono sia essere effettuati prelievi da parte del debitore, escludendo gli importi pignorati, che essere ricevuti eventuali accrediti sul conto.

 

Come funzionano i rapporti tra i titolari del conto corrente cointestato?

Per capire come funzionano i rapporti tra i titolari del conto, soprattutto quando si verifica un pignoramento conto corrente cointestato, bisogna fare riferimento a due differenti articoli.

Secondo l’art. 1298 c.c., “il creditore non può pignorare la totalità delle somme depositate su un conto corrente cointestato a più soggetti, ma deve limitarsi ad aggredire la sola quota del debitore”, in quanto soltanto i rapporti tra correntisti e banca.

Allo stesso tempo, secondo l’art. 1854 c.c. “che disciplina i rapporti interni tra i cointestatari del conto, il credito, salvo prova contraria, si presume ripartito pro quota, in misura uguale, tra i cointestatari.”

In questo senso, il cointestatario del conto può richiedere in qualsiasi momento al debitore di restituire le somme prelevate durante il pignoramento.

Questo perché la quota non bloccata sul conto (il 50% del totale) spetta anche al cointestatario, ma vi è un’eccezione: la parte cointestataria potrebbe, infatti, avere diritto ad una quota maggiore o minore, non necessariamente alla metà delle quote del conto cointestato.

Sulla base di queste considerazioni, bisognerà valutare se siano stati stipulati accordi scritti o verbali tra le parti e capire in quale misura (in termini di apporto economico) vengono versate le somme dai diversi titolari del conto.

 

Pignoramento conto corrente cointestato: diritti dei correntisti

Ma di quali diritti può avvalersi ogni cointestatario in caso di un pignoramento conto corrente cointestato?

Innanzitutto, come già detto precedentemente, è necessario considerare in che misura ogni correntista versa le somme sul conto cointestato. Infatti, se il saldo disponibile è stato versato soltanto da uno dei correntisti, automaticamente l’altro non possiede alcun diritto su tale conto.

Inoltre, ogni cointestatario che intende prelevare o utilizzare una somma dal conto è obbligato a chiedere il consenso all’altro nel caso in cui tale somma superi la parte che gli spetta.

Il debitore, dal canto suo, ha il diritto di prelevare autonomamente le somme non pignorate (e quindi non bloccate) che rientrano nella propria quota. Qualsiasi altro cointestatario, non pignorato, può comunque dare il diritto al debitore di usufruire della propria parte di denaro. Ovviamente, deve esserci un consenso esplicito.

 

Pignoramento conto cointestato: se il creditore è l’Agenzia delle Entrate

Nel caso in cui il pignoramento conto corrente cointestato venisse posto in essere dallo Stato, sarà l’Agenzia delle Entrate ad agire per suo conto.

Ma cosa cambia se il creditore è lo Stato? Bisogna fare subito una distinzione tra:

  • conto corrente con intestatario unico;
  • conto corrente cointestato.

Nel primo caso, infatti, non cambia praticamente nulla, se non per ciò che concerne le fasi della procedura di pignoramento.

Qualora il pignoramento riguardasse un conto corrente con intestatario unico – in cui il creditore è lo Stato –, l’Agenzia delle Entrate potrà agire in completa autonomia.

Ciò significa che le somme del conto potranno essere pignorate senza che ne si attenda l’assegnazione in tribunale. In poche parole, non è necessario che la decisione venga presa dal giudice.

Sempre in questo caso, la notifica di pignoramento va inoltrata alla banca o alle poste direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Se il debito non va pagato entro 60 giorni, le somme pignorate (entro i limiti del 50%) andranno versate direttamente.

Nel secondo caso, invece, l’atto di verifica per il pignoramento conto cointestato spetta al giudice.

 

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