Impugnare licenziamento in presenza di determinati aspetti? È una soluzione lecita e plausibile .

Si tratta di una procedura con cui il lavoratore contesta il provvedimento preso dal datore di lavoro di voler recedere dal contratto.

In generale, è possibile licenziare solo se ci sono valide ragioni e queste devono essere comunicate al lavoratore al momento del licenziamento.

Vediamo, nel dettaglio, quando è possibile impugnare il licenziamento, quali sono i termini, i requisiti necessari per agire e cosa fare per evitare di commettere errori.

 

 

Impugnare il licenziamento: quadro generale

Preoccupate dall’eventualità che il dipendente licenziato decida di fare causa al datore di lavoro, le aziende offrono, di norma, al lavoratore una somma di denaro per incentivare la sua uscita dall’azienda.

Ancor prima di approfondire i casi in cui sia possibile impugnare il licenziamento, è opportuno aprire una parentesi sulla procedura di licenziamento.

Questo può essere intimato solo nei casi espressamente previsti dalla legge. Essi sono:

  • per giusta causa;
  • per giustificato motivo.

Quest’ultimo, a sua volta, può essere:

  • giustificato motivo oggettivo;
  • giustificato motivo soggettivo.

In sintesi, il primo (per giusta causa) può essere disposto dal datore di lavoro quando il lavoratore realizza comportamenti disciplinarmente rilevanti così gravi da non consentire, anche in via provvisoria, la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Il secondo (giustificato motivo), si verifica per motivi oggettivi per ragioni economiche aziendali e per motivi soggettivi a causa di ragioni disciplinari non particolarmente rilevanti, non di tale gravità da comportare il licenziamento per giusta causa senza preavviso.

Il licenziamento deve essere sempre comunicato in forma scritta, con lettera consegnata brevi manu, o con raccomandata A.R. e deve indicare specificamente i motivi economici o disciplinari che lo giustificano.

 

Come fare per impugnare il licenziamento

Ricevuta la comunicazione del licenziamento, se ritieni che esso sia illegittimo, puoi impugnarlo con la cosiddetta impugnazione stragiudiziale.

Per farlo, devi inviare una raccomandata A.R. o una PEC all’azienda, entro 60 giorni dalla data di comunicazione del licenziamento, evidenziando che il licenziamento che ti è stato intimato è nullo e illegittimo.

Se l’impugnazione stragiudiziale non sortisce effetti, puoi fare causa davanti al Tribunale nei confronti del datore di lavoro (impugnazione giudiziale).

In ogni Tribunale è presente una Sezione lavoro, composta da Giudici che si occupano specificamente di cause di lavoro e previdenza.

L’impugnazione del licenziamento davanti al giudice va proposta con ricorso: alla prima udienza il giudice tenta una conciliazione tra le parti.

In mancanza di accordo, fissa l’udienza volta a sentire i testimoni e un’ulteriore udienza di discussione della causa.

Infine, pronuncia la sua sentenza.

 

Impugnare licenziamento: la conciliazione della vertenza

In generale, prima di impugnare il licenziamento, è possibile cercare di trovare un accordo con il datore, tentando la conciliazione della vertenza davanti all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Si tratta di un procedimento gratuito e celere che si svolge davanti ad una commissione composta da un rappresentante dei lavoratori, un rappresentante dei datori di lavoro e un presidente.

All’incontro puoi farti assistere da un rappresentante sindacale di fiducia o da un avvocato. Se si trova un accordo, viene redatto un verbale che ha la stessa efficacia di una sentenza.

 

Come possiamo aiutarti

Impugnare un licenziamento e farlo nel modo corretto non è semplice.

Per questo motivo, ti consigliamo di rivolgerti ai nostri esperti in materia: riceverai tutte le informazioni necessarie e un concreto supporto nella fase di ricorso.

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