In Italia il mobbing, accentuato sopratutto dalla crisi economica e dalla crescente disoccupazione che rendono la situazione insostenibile per molti lavoratori, sta diventando un fenomeno comune. Molti lavoratrori infatti si vedono costretti a chiedere un risarcimento per mobbing.

Cos’è il mobbing?

In primis facciamo chiarezza su cosa s’intende per mobbing. Con questo termine s’intendono una serie di comportamenti materiali e psicologici, talmente aggressivi, coercitivi, vessatori e persecutori tali da ledere la dignità del singolo lavoratore.

Questi comportamenti sono talmente gravi da portare ripercussioni non solo sul posto di lavoro, ma anche sulla vita privata e psicologica del lavoratore, spesso oggetto di scherno.

A lungo termine questi comportamenti vessatori, come l’accerchiamento, l’aggressione e il respingimento della vittima fuori dal gruppo di lavoro, può avere conseguenze disastrose sull’individuo e talmente gravi che la Svezia, ha introdotto disposizioni antimobbing già dal 1994, valutando il fenomeno come reato perseguibile penalmente.

Ad esempio rientra nel mobbing anche il comportamento di un datore di lavoro o superiore che inizia una campagna denigratoria verso un suo dipendente o subalterno, che viene poi portata avanti dai colleghi della stessa vittima, per un tornaconto personale o per quieto vivere.

Bisogna sempre ricordare infatti, che dietro il collega mobber, ossia, colui che mette in atto questi tipi di comportamenti, c’è sempre un capo che tollera, permette e incita il mobbing tra colleghi.

Un altro tipo di comportamento tipico da mobber, molto diffuso in Italia, è quello del superiore che ha diritto ad esercitare sempre e comunque, anche quando la situazione non lo richiede, la sua autorità.

Quali sono i comportamenti che rientrano nel risarcimento per mobbing?

  • Diffamazioni,

  • pressioni,

  • molestie psicologiche,

  • offese personali,

  • comportamenti atti a svilire, intimorire e a maltrattare la persona,

  • minacciare direttamente o indirettamente un subalterno,

  • fare critiche immotivate ed avere un atteggiamento ostile,

  • denigrazione della persona a livello fisico,

  • esclusione e marginalizzazione dall’attività lavorativa,

  • demansionamento rispetto al livello di inquadramento del CCNL,

  • attribuzione di compiti eccessivi tali da compromettere la serenità e le condizioni psicologiche del lavoratore,

  • impedimento nell’utilizzare determinate tecnologie indispensabili allo svolgimento dell’attività lavorativa,

  • discriminazioni sessuali, di razza di lingua e di religione.

Se tra tutti questi comportamenti sopra elencati, ne riconoscete qualcuno commesso dai vostri colleghi ai danni della vostra persona, rivolgetevi IMMEDIATAMENTE a uno degli sportelli mobbing presenti in tutta Italia e presentate per i casi penalmente rilevanti, una denuncia, querela, istanza o un esposto, la Legge è dalla vostra parte.

Il mobbing come danno biologico

Il problema, nel dimostrare di essere vittime di mobbing, sta nel fatto che trattandosi di comportamenti denigratori, sono molto difficili da dimostrare. Per fortuna un passo avanti in questo senso è stato fatto con il riconoscimento del mobbing nell’ambito delle tutele della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro e sia in tutti i tipi di CCNL.

Purtroppo quando si è vittime di mobbing, proprio per la difficoltà di dimostrarlo, si può essere vittima dell’incredulità delle persone nei confronti di questo comportamento, innescando così un circolo vizioso di paura in cui il lavoratore non trova più via di uscita. Per questo è importante chiedere aiuto, raccogliere e annotare il più possibile tutte le prove che dimostrino comportamenti mobbizzanti come per esempio trascrivere tutte le attività oggetto di demansionamento rispetto il proprio livello contrattuale svolte nell’arco della settimana con data e luogo precisi, cercare testimoni tra le persone che non lavorano più in azienda, perché trovarli negli attuali colleghi è molto più difficile specialmente se sono esposti al pericolo di licenziamento o di ritorsioni.

Ai fini di denuncia e richiesta di risarcimento danni per mobbing, è utile rivolgersi a ASL, ospedali o medici specialistici per farsi diagnosticare tempestivamente le conseguenze psico-fisiche subite.

Cosa fare per denunciare il mobbing?

Come abbiamo già detto sopra, bisogna rivolgersi ai tanti sportelli presenti in Italia, se poi il comportamento del mobber (colui che direttamente esegue il mobbing) è riconducibile ad azioni penalmente rilevanti come minacce, molestie, maltrattamenti anche verbali, diffamazione ecc, o se ha provocato una vera e propria malattia, fisica o psichica, la vittima di mobbing può denunciare l’accaduto alle Autorità competenti e presentare una denuncia per mobbing.

Inoltre, in sede civile la vittima può richiedere un risarcimento per mobbing rivolgendosi ad un avvocato di Unione dei Consumatori, se c’è un basso reddito il costo dell’avvocato sarà a spese dello Stato (gratuito patrocinio).

Se sei stato vittima di mobbing contattaci, oppure chiamaci al numero 091 6190601,. I nostri avvocati si metteranno sin da subito a tua disposizione.