Introduzione

Nel tuo comune manca il depuratore?

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INDICE

Uno sguardo al problema

Da decenni la pubblica amministrazione investe dai proventi dei contribuenti, mediamente circa 200 € a famiglia per la gestione del ciclo integrato dell’acqua: acquedotti, depurazione, fognatura.

L’Italia però è il paese peggiore in Europa in quanto solo il 44% dei Comuni italiani è dotato di un impianto di depurazione adeguato agli stardard UE.

In 342 comuni, invece il servizio di depurazione delle acque reflue urbane è totalmente assente, situazione che fa sì che il 40% delle acque non trattate, venga riversato nei fiumi e di conseguenza in mare.

Il 21% dei maggiori comuni italiani ha la rete fognaria non allacciata al depuratore.

Per questo grave deficit strutturale, la Comunità Europea ha sanzionato l’Italia al il pagamento di una multa di 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma.

 

Cosa dice la leggi in merito al rimborso canone depurazione

Se non si usufruisce di un servizio non va corrisposta la relativa tassa e quando la tassa pagata la si corrisponde per errore va rimborsata.

È la logica alla base del cosiddetto rimborso tassa di depurazione, stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 335 del 2008, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14 comma 1 della legge n. 36/1994 (la cosiddetta legge Galli) e dell’art. 155 comma 1 del D.L. n. 152/2006.

Nello specifico è illegittimo il seguente passaggio: «quota di tariffa riferita ai servizi di pubblica fognatura e di depurazione sono dovute dagli utenti anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi».

In altre parole, non sono dovuti gli oneri per il servizio di depurazione acque reflue se gli impianti di depurazione se:

  • non esistono
  • non sono funzionanti

Inoltre, gli utenti che non usufruiscono del servizio non devono pagare nella bolletta dell’acqua, la quota relativa allo scarico dei reflui in fognatura e alla depurazione delle acque.

A seguito di questa sentenza, la legge n. 13/2009 obbliga i gestori del servizio idrico alla restituzione canone di depurazione addebitata per fogne e depurazioni inesistenti e i rimborsi sono dovuti entro il termine di cinque anni, a decorrere dal 1 ottobre 2009.

All’importo totale, però, devono essere dedotti gli oneri derivanti dalle attività di progettazione, di realizzazione o di completamento delle opere avviate.

 

Attenzione

Il decreto n. 43569 del 30/9/2009 del Ministero dell’Ambiente determina, criteri e parametri per la restituzione di tali somme e stabilisce, fra l’altro, che ogni gestore pubblichi sul proprio sito web l’elenco delle utenze specificando, per ognuna di esse, la cifra spettante e se abbia o meno diritto al rimborso.

 

La sentenza della corte di cassazione

La Corte di Cassazione, il 20 aprile 2020 ha emesso una sentenza storica, (Sez. 3 Num. 7947) dove specifica che un Comune non può richiedere la tariffa per l’erogazione del servizio idrico integrato quando manca o non funziona l’impianto di depurazione delle fognature comunali.

In parole povere, se l’impianto di depurazione manca, funziona male o depura solo parzialmente, non si può chiedere al cittadino di pagare per una prestazione che non riceve.

E pertanto, se ha pagato, si deve provvedere al rimborso canone fognatura e depurazione.

 

Come richiedere il rimborso della tassa di depurazione acque reflue?

Il rimborso canone depurazione va richiesto in forma scritta dal singolo utente che ne ha diritto.

Non sono rimborsabili le componenti di costo della tariffa relativi alla progettazione, alla realizzazione e al completamento degli impianti di depurazione a servizio dell’utenza che ha diritto al rimborso.

Allo stesso modo, non hanno diritto al rimborso i costi relativi ad impianti temporaneamente inattivi e ai casi in cui al servizio di depurazione si sia provveduto collegandosi ad un impianto al servizio di altre comunità di utenti (se previsto nel programma d’ambito).

In merito alla procedura di rimborso della tassa di depurazione acque reflue, sono le autorità d’ambito idriche locali a stabilire gli importi da rimborsare, con i relativi interessi.

Per le utenze gestite direttamente dai comuni, sono gli stessi enti che devono provvedere. Il rimborso può avvenire anche a rate e mediante compensazione in bolletta.