Chi vuole denunciare un medico per diagnosi sbagliata lo fa perché ritiene di aver subìto un danno biologico e patrimoniale consistente e non vuol far passare la cosa inosservata.

In Italia, infatti, sono molto frequenti i casi di malasanità: si tratta di situazioni che dipendono principalmente dal malfunzionamento dei macchinari, dalle precarie condizioni igieniche e da ambienti fatiscenti delle strutture ospedaliere.

Vediamo, di seguito, in cosa consiste la responsabilità medica, quando nasce il diritto al risarcimento, a chi va richiesto in caso di errore diagnosi.

 

 

La responsabilità medica: quando denunciare un medico per diagnosi sbagliata

 Ancor prima di approfondire i casi in cui è possibile denunciare un medico per diagnosi sbagliata, soffermiamoci brevemente sul concetto di responsabilità medica.

Si parla di responsabilità medica quando dalla condotta colposa o dolosa del medico deriva un danno per il paziente. Se escludiamo i rari casi di dolo, la più frequente ipotesi di responsabilità medica è quella che consegue ad un errore.

Si parla di errore medico quando una determinata scelta terapeutica causa al paziente un danno, con conseguente peggioramento delle sue condizioni di salute.

Il peggioramento può essere determinato in via immediata e diretta dall’errore del medico, ma parliamo di responsabilità anche quando, a seguito di un intervento inadeguato o errato, non venga impedito il normale decorso della malattia.

 

Denunciare un medico per errata diagnosi medica

 Il ventaglio di casi in cui rileva l’errore medico è molto ampio e comprende tutte le conseguenze negative che derivano da:

  • diagnosi sbagliata;
  • diagnosi ritardata (quando il ritardo complica/pregiudica le condizioni di salute del paziente);
  • omessa effettuazione di esami che avrebbero potuto chiarire meglio le condizioni di salute del paziente;
  • intervento chirurgicoeseguito in modo errato;
  • cattiva gestione delle cure successive ad un intervento.

 

Errata diagnosi medica: come dimostrarla

In tutti i casi in cui ritiene di essere stato leso, il paziente può denunciare un medico per diagnosi sbagliata ed è sul paziente stesso che ricade l’onere della prova.

Quest’ultimo deve dimostrare, oltre alla presenza del danno, il fatto che lo stesso sia dipeso, effettivamente, dall’errore del professionista. In questo caso, il termine di prescrizione è pari a 5 anni.

In alternativa, il paziente ha facoltà di rivalersi sulla struttura sanitaria pubblica o privata, a cui si è rivolto e presso cui il professionista ha operato entro il termine di 10 anni.

Invece, come sottolineato in un recente articolo, nel caso in cui il medico abbia effettuato la prestazione da libero professionista, si configura responsabilità di tipo contrattuale e i termini di prescrizione per fare richiesta di risarcimento sono pari a 10 anni.

Ancor prima di intentare la causa civile per il risarcimento del danno, il paziente è obbligato a esperire adempimenti preliminari con lo scopo di tentare un confronto tra le parti, nonché valutare e quantificare i danni.

In particolare, questi può richiedere una consulenza tecnica il cui scopo è quello della conciliazione preventiva della lite oppure, in alternativa, esperire il procedimento di mediazione.

 

Errore diagnosi: come possiamo aiutarti

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