Hai ricevuto la notifica di una cartella esattoriale a mezzo Pec ma l’indirizzo non è quello “ufficiale”?

Hai già pagato un debito ingiusto per evitare il pignoramento oppure vuoi presentare richiesta di annullamento di una cartella esattoriale?

Ecco tutto quello che devi sapere e come ottenere la cancellazione del tuo debito gratuitamente e in tempi brevi

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INDICE

Notifica cartella esattoriale a mezzo Pec: è valida?

L’ordinanza n. 39513 del 13 dicembre 2021 della Corte di Cassazione ha stabilito che è valida la notifica cartella esattoriale a mezzo Pec con allegato il documento in formato pdf senza firma digitale.

I giudici hanno deciso che la notifica può avvenire:

  • allegando al messaggio della pec un documento informatico, duplicato dell’atto originario (atto nativo digitale)
  • con copia per immagini del documento originario cartaceo su supposto informatico (copia informatica), anche senza sottoscrizione con firma digitale.

Eppure esiste un caso limite in cui è possibile richiedere l’annullamento della cartella esattoriale ricevuta tramite posta elettronica certificata.

Cosa succede se l’indirizzo Pec non è ufficiale?

La notifica della cartella esattoriale a mezzo Pec è nulla se l’indirizzo non è “censito”.

Questo vale tanto per l’atto riscossivo, quanto per quello accertativo.

Infatti, il decreto legislativo n.82 del 2005, in riferimento alla notifica degli atti tributari, impone alle pubbliche amministrazioni l’obbligo di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata iscritta al registro gestito dal Ministero della giustizia.

Si tratta dei registri IPA, REGINDE e INIPEC in cui devono sempre essere registrati gli indirizzi di provenienza delle notifiche. Nei rispettivi siti web è possibile controllare se l’e-mail ricevuta proviene effettivamente da un indirizzo censito.

Quello che sta accadendo ultimamente ha però dell’incredibile.

Decine di migliaia di contribuenti stanno ricevendo cartelle di pagamento via Pec tramite un indirizzo del tutto inesistente sui pubblici elenchi: protocollo@pec.agenziariscossione.gov.it e pct@pec.agenziariscossione.gov.it.

A insaputa della maggior parte dei cittadini, queste richieste sono illegittime. La cartella esattoriale notificata via pec da questi indirizzi è nulla e non suscettibile di sanatoria.

Tra l’altro, dietro messaggi di posta elettronica di dubbia provenienza si nascondono spesso pericolosi tentativi di phishing. Motivo per il quale molti utenti preferiscono non aprirli nemmeno.

Come fare richiesta di annullamento di cartella esattoriale?

Esistono già dei casi concreti in cui il tribunale abbia annullato addirittura i pignoramenti notificati con modalità diverse da quelle autorizzate.

Per esempio, il tribunale di Enna ha recentemente annullato un pignoramento notificato a una società precisando che “il pignoramento e le cartelle esattoriali che ne costituiscono il presupposto sono state notificate da indirizzo Pec del mittente non presente negli elenchi pubblici”.

Lo stesso è accaduto a Ragusa, dove il tribunale ha obbligato l’Inps a produrre la documentazione di regolare registrazione dell’indirizzo INPScomunica@postacert.inps.gov.it.

Per vedere cancellati un atto riscossivo (cartella esattoriale e/o intimazione di pagamento), esecutivo (pignoramento) o accertativo (avviso di accertamento e avviso di addebito) occorre presentare istanza di annullamento di cartella esattoriale.

E’ il giudice competente a doverne dichiarare la nullità.

Annullamento della cartella esattoriale notificata via Pec in autotutela

Il cittadino che ricevesse – per ragioni o modalità illegittime – una notifica tramite pec di cartella di pagamento, può intanto rivolgersi all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate che ha emesso il ruolo per chiedere il riesame e ottenere l’annullamento in autotutela, totale o parziale.

 

Ricorda

La richiesta di riesame non interrompe e non sospende i termini per proporre il ricorso.
Se hai inviato l’istanza all’Agenzia delle Entrate e vuoi verificare se ci siano o meno i termini per presentare ricorso, noi possiamo aiutarti gratuitamente!

 

Nel caso in cui il contribuente avesse ricevuto una notifica a mezzo pec di cartella esattoriale riguardante somme inerenti un controllo automatizzato (art. 36-bis del DPR n. 600/1973 e/o art. 54-bis del DPR n. 633/1972), è possibile presentare richiesta di riesame o chiedere informazioni:

  • in una qualsiasi direzione dell’Agenzia delle Entrate
  • al call center, telefonando al numero verde 800.909.696.

Se l’istituto decide di annullare l’atto, deve cancellare il debito e trasmetterlo all’Agente di riscossione che interrompe l’iter previsto per il recupero del credito. Se il cittadino avesse già pagato, ha diritto al rimborso.

Il contribuente, in caso di addebito ingiusto, può pure presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale entro 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento.

Questo vale anche per chi – dopo aver ricevuto una notifica a mezzo pec della cartella esattoriale tramite indirizzo non certificato o non ufficiale – ha versato quanto preteso dall’Agenzia. Perché non sapeva che tale modalità fosse illegittima.

Sospensione della riscossione

Chi presenta ricorso contro una cartella di pagamento non deve necessariamente attendere il verdetto della Commissione tributaria.

Può presentare anche istanza di sospensione alla stessa commissione (sospensione giudiziale) o direttamente all’Agenzia delle Entrate, presso l’ufficio che ha emesso il ruolo (sospensione amministrativa).

Ma se la sospensione viene concessa e il ricorso viene successivamente respinto, il contribuente deve pagare anche gli interessi maturati durante il periodo di sospensione.

Situazione che non può verificarsi, invece, quando la cartella di pagamento è notificata via Pec con indirizzo non censito. In questo caso, dopo la sospensione, segue sempre l’annullamento del giudice.

Sospensione legale: la dichiarazione

Quando il cittadino riceve la notifica di una cartella di pagamento che reputa ingiusta, può presentare all’Agenzia di Riscossione una dichiarazione per esplicitarne i motivi, entro 60 giorni dalla notifica.

In questo caso, l’Agenzia è tenuta a sospendere tutte le procedure di recupero per consentire i dovuti accertamenti (Legge 24 dicembre 2012, n. 228 c.d. legge di stabilità per il 2013).

La dichiarazione deve essere giustificata da:

  • prescrizione o decadenza del credito intervenute prima della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo
  • provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore
  • sospensione amministrativa (dell’ente creditore) o giudiziale
  • sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emessa in un giudizio al quale l’Agenzia delle entrate-Riscossione non ha preso parte
  • pagamento effettuato prima della formazione del ruolo.

Se il creditore non comunica al debitore l’esito della dichiarazione entro 220 giorni dalla sua presentazione, tutte le somme pretese sono annullate per diritto. Tranne nei casi di sospensione giudiziale, amministrativa o di sentenza non definitiva di annullamento del credito.

 

Attenzione

Il cittadino che presenta documentazioni false è punito con una sanzione amministrativa che va dal 100% al 200% delle somme dovute. L’importo minimo fissato è pari a 258 euro.