Desideri trovare la soluzione migliore per limitare la spesa conto corrente e non sai come trovarla?

Di certo, la spesa conto corrente è una delle discriminanti più importanti che influiscono nella ponderata scelta di un prodotto tanto importante ed essenziale che va a gestire e tutelare i risparmi del consumatore.

Costi fissi e variabili sono i fattori principali che entrano in gioco nella valutazione di una soluzione adatta alle proprie tasche.

Vediamo nello specifico di cosa si tratta e quanto un consumatore in media può spendere all’anno per mantenere attivo il suo conto corrente.

 

 

Come valutare la spesa conto corrente

La prima cosa sulla quale riflettere per aprire e quindi scegliere un preciso conto corrente dipende dall’uso che se ne vuole fare in base alle proprie esigenze.

La frequenza e il modo con il quale si usa determinano la spesa conto corrente.

È bene dunque stilare una lista con esigenze e necessità e di conseguenza capire di che tipo di conto corrente hai bisogno.

Solo così potrai confrontare la spesa conto corrente tra istituti di credito diversi e comprendere quello che più risponde ai tuoi bisogni.

 

Costi fissi e variabili

Per la spesa conto corrente bisogna mettere in conto sia i canoni fissi che quelli variabili.

I primi riguardano i costi che servono per aprire e tenere attivo il conto; i secondi, invece, indicano i costi aggiuntivi che si calcolano in base al numero di operazioni che vengono effettuate.

Tra i costi per la spesa conto corrente troviamo:

  • il canone, che va pagato mensilmente o annualmente in base alla sottoscrizione fatta;
  • le spese e le commissioni per le operazioni. Solitamente la banca offre un determinato numero di operazioni incluse nel canone (alcune delle volte anche azioni illimitate); per tutte le altre è necessario pagare singolarmente le commissioni in base ai movimenti fatti e ai singoli servizi come l’emissione di un bonifico, un prelievo o l’emissione di un assegno;
  • l’imposta di bollo, dovuta per l’apertura del conto corrente. I conti intestati a persone fisiche con saldo medio annuale non superiore a 5 mila euro ne sono esenti, mentre per chi supera la cifra il costo è di 34,20 euro. Per i conti correnti intestati a persone giuridiche, invece, l’imposta è pari a 100 euro l’anno, indipendentemente dal saldo medio annuale. La somma può essere versata in un’unica soluzione, o anche trimestralmente o mensilmente;
  • la carta bancomat. In alcuni casi, gli istituti di credito la rilasciano solo a pagamento;
  • l’estratto conto. L’invio della versione cartacea, a differenza di quella digitale, che può essere ricevuta mensilmente, ogni tre o sei mesi o anche solo una volta all’anno, ha un costo che varia da banca a banca;
  • l’invio cartaceo delle comunicazioni. Se richieste, tutte le comunicazioni inviate tramite Poste Italiane, possono avere un costo;
  • la chiusura del conto corrente. Per l’estinzione definitiva del rapporto erano previste delle spese da saldare alla banca ma ora, per legge, non sono più ammesse. Ti consigliamo per questo di verificare sempre che la banca non te le addebiti;
  • il massimo scoperto trimestrale, quando una commissione addebitata se si raggiunge la punta massima di non copertura;
  • la chiusura periodica o la liquidazione, una spesa che viene addebitata all’utente alla fine dell’anno solare o di un determinato periodo intermedio.

Secondo le ricerche e le statistiche fatte un italiano spende circa 77 euro per la spesa conto corrente annua.

 

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