Che la prova dell’alcoltest sia nulla senza la presenza dell’avvocato di parte o, comunque, l’invito a chiamarlo immediatamente fatto dalla polizia al conducente è fuori di dubbio.

Il problema piuttosto in caso di emissione di tale obbligo è entro quale termine il multato può far valere la nullità. Sulla questione decideranno le Sezioni Unite della Cassazione.

Questo provvedimento solleva dubbi nel momento entro il quale il guidatore può far valere la nullità dell’esame, per il fatto di non esere stato avvertito prima dell’esame della possibilità di farsi assistere da un difensore di fiducia. Resta fermo il fatto che l’alcotest è classificato come atto di polizia giudiziaria urgente e indifferibile, che come tale può essere espletato anche in assenza del difensore se non può arrivare in tempi brevissimi. E tanto meno gli agenti sono tenuti a procurarne uno d’ufficio; sarà il conducente una volta avvisato della facoltà di far intervenire un legale a chiamarlo. In mancanza dell’avviso scatta la nullità della sanzione.

Il problema sta nel capire esattamente fino a quando questa nullità può essere fatta valere. Vi sono due tesi contrapposte:

  1. la prima afferma che l’eccezione di nullità può essere sollevata solo immediatamente dopo l’atto nullo e cioè senza attendere che si arrivi al successivo atto di procedimento, ovvero vi sarebbe tempo fino a 5 giorni dopo di essa.
  2. La tesi più garantista dice che si possa arrivare fino all’atto successivo all’alcoltest; non di rado questa materia è già decreto penale di condanna, l’opposizione a quest’ultimo potrebbe sollevare la questione di nullità all’alcoltest.

La Quarta Sezione lascia intendere che la prima interpretazione è la più conforme al Codice, ma dice anche che la seconda è più idonea a far garantire un effettivo diritto alla difesa previsto dalla Costituzione. Questa differenza di interpretazione ha fatto si che si decidesse dei far intevenire le Sezioni Unite per chiarire il conflitto tra Codice e Costituzione.