Sono sul piede di guerra le associazioni degli ambientalisti e dei consumatori: la riforma delle tariffe elettriche, proposta

dall’Autorità per l’energia e il gas bloccherebbe lo sviluppo delle fonti rinnovabili a favore di quelle fossili, e aumenterebbe i costi della bolletta elettrica per le famiglie più povere.

Infatti, spostando gli oneri di rete e di sistema, che servono a finanziare la promozione delle fonti rinnovabili e delle “assimilate”, dalla parte variabile della bolletta – cioè l’importo da pagare sulla base dell’energia elettrica trasportata sulla rete per soddisfare la richiesta del cliente – a quella fissa, chi consuma di più, come le famiglie numerose e le piccole imprese, avrà una bolletta più leggera.

Al contempo, quindi, sarà meno conveniente risparmiare energia o autoprodurla (disincentivando, così, il ricorso alle rinnovabili e all’efficienza energetica) e, parimenti, salirà la spesa di chi consuma poca energia, come single, coppie e non residenti con bassi consumi.

Si consideri, inoltre, che le famiglie numerose, ma molto povere, possono comunque avere consumi più bassi di un single benestante.

Una prima versione di riforma era già stata presentata a febbraio scorso. Ma, dopo molte polemiche, il garante ha deciso di avviare una nuova consultazione: rispetto alla prima versione, il nuovo testo prevede un’applicazione più graduale delle misure, che entrerebbero in vigore tra il 2016 e il 2018, e uno spostamento degli oneri rimodulato in modo da non penalizzare troppo il risparmio energetico e l’autoconsumo.

Altra novità è il mantenimento della differenziazione tra residenti e non residenti per diminuire l’impatto della riforma sui clienti nelle loro abitazioni di residenza, anche se a svantaggio delle abitazioni non di residenza.

In definitiva, quindi, nonostante i cambiamenti, la riforma non sembrerebbe adeguata alle esigenze sociali, ambientali, economiche e produttive.