Normativa buoni pasto 2019: arrivano gli aggiornamenti del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ed è una notizia di rilievo data la mole dei lavoratori che giornalmente usufruiscono dei ticket restaurant.

Non tutti però conoscono le regole del loro utilizzo, soprattutto da quando sono stati digitalizzati: è il caso allora di fare un po’ di chiarezza.

Vediamo insieme le novità della normativa.

 

 

Buoni pasto: chi ne usufruisce?

Già in passato erano state introdotte delle novità riguardanti l’utilizzo dei buoni pasto, con il Decreto del MISE a partire dal 9 Settembre 2017, viene però trattata e modificata la normativa buoni pasto dipendenti pubblici e la normativa buoni pasto dipendenti privati.

Se percepite o siete interessati a percepire i buoni pasto e se volete tutelare i vostri diritti, nel caso questi , ingiustamente, siano negati, è utile sapere alcune importanti informazioni. Innanzitutto, a chi spettano i buoni pasto? Sono due le tipologie interessate :

  • Dipendenti pubblici e privati con contratto full-time
  • Dipendenti pubblici e privati con contratto part-time

Per i dipendenti con contratto part-time, la normativa buoni pasto dipendenti pubblici e privati prevede però una condizione ben precisa.

Il lavoratore part-time, infatti, per poter avere diritto al buono pasto:

  • Deve lavorare in un orario che copre la fascia oraria di un pasto
  • La distanza tra l’azienda e la sua abitazione deve essere tale, da rendere impossibile per il lavoratore poter consumare il pasto nella sua casa

È ovvio che per i lavoratori non a tempo pieno, che esulano da queste condizioni, i buoni pasto non sono previsti.

 

Come cambia la normativa buoni pasto precedente

La nuova normativa buoni pasto 2019 abolisce le casistiche specifiche riportate qui sopra relative ai dipendenti part-time, unificando di fatto la distribuzione dei buoni pasto a tutti.

La normativa buoni pasto dipendenti pubblici e privati vuole quindi favorire anche i lavoratori che operano non a tempo pieno.

E’ bene chiarire che il “ticket” non deve essere considerato un obbligo per l’azienda, la quale può scegliere se, come servizio sostitutivo mensa, rilasciare al proprio personale dipendente i buoni pasto.

Essi possono anche essere considerati “un premio” che un datore di lavoro riconosce alla propria forza lavoro.

 

Dove spendere il buono pasto e come

Contrariamente a quanto era stabilito fino a poco tempo fa, oltre a bar, ristoranti e supermercati, la normativa buoni pasto dipendenti pubblici e privati ha sancito la possibilità di utilizzare i ticket anche presso agriturismi, spacci aziendali , take-away, fast food, pizzerie e nei reparti gastronomia dei supermercati convenzionati.

Inoltre per rimanere più in linea con le richieste del mercato potranno essere spesi anche nei negozi biologici, ampliando la scelta per il lavoratore e offrendo l’opportunità di consumare alimenti “bio”.

Questo favorisce sicuramente una nicchia di esercizi pubblici e commerciali più ampia.

L’intento della normativa buoni pasto dipendenti privati e pubblici rimane quello di offrire al lavoratore una possibilità maggiore di scelta, consentendogli di gustare cibi che possono rispecchiare un suo stile di vita.

 

Il buono pasto elettronico e le nuove regole

La nuova regolamentazione ha introdotto anche il buono pasto elettronico: non più il classico blocchetto con i ticket staccabili con codice a barre, ma una card con un chip elettronico con cui pagare il conto (come fosse una carta di credito).

Gli esercizi abilitati devono essere provvisti di apparecchio POS per accettare il pagamento e completare regolarmente la procedura. I buoni pasto, inoltre, sono cumulabili fino a un massimo di 8, ma vi sono due ulteriori limitazioni:

  • il valore non è convertibile in denaro (nemmeno a titolo di resto)
  • la tessera elettronica non è cedibile, ma deve essere utilizzata esclusivamente dal titolare.

Un esempio può aiutare a chiarire meglio le novità: ipotizzando per semplicità di calcolo 7 euro il valore di un buono pasto, se un dipendente spende 12 euro, utilizzerà presumibilmente due buoni senza però che gli venga restituito il resto di 2 euro.

Lo stesso dipendente non può cedere la card alla moglie o ad un amico e nemmeno può offrire il pasto ad altri. Rimane saldo il principio che vede i buoni pasto esclusivamente adibiti all’acquisto di cibo e bevande e non di altro genere di merce. Invariata anche la regola che vieta la conversione dei ticket in denaro.

Il decreto del MISE 2017 non interviene sul sistema sanzionatorio in caso di uso improprio dei buoni.

 

Detrazione Iva e ticket restaurant deducibili

Il nuovo formato elettronico dei buoni pasto è vantaggioso sia per le aziende, che non devono più stampare i ticket cartacei, sia per i dipendenti, che infatti ricevono 400 euro in più all’anno per la spesa alimentare.

Il grande cambiamento riguarda la soglia di esenzione dei buoni pasto che è passata da 5,29 euro a 7 euro. Praticamente i buoni pasti elettronici non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente fino all’importo complessivo giornaliero di sette euro.

Oltre questo importo i ticket restaurant sono soggetti a tassazione e contribuzione previdenziale per la quota eccedente. Rimane invece a 5,29 euro il limite di esenzione da contributi INPS e IRPEF per coloro che usano ancora i buoni cartacei.

Con il formato digitale, inoltre, si può detrarre l’Iva. Vediamo nello specifico:

  • Per le aziende: i ticket sono detraibili con Iva al 4% e sono totalmente deducibili. Resta indetraibili l’Iva per chi utilizza ancora il cartaceo
  • Per i liberi professionisti: in merito alle aziende individuali, ai titolari di impresa e soci, la detrazione Iva è pari al 10%, percentuale che comprende altri tipi di spese tipici di questa categoria come le trasferte e le spese di albergo
  • Per le persone giuridiche IRES: sono deducibili al 100%

 

Società che emettono i buoni pasto elettronici

Da subito le varie società si sono attivate per emettere i buoni pasto digitali, tra le più importanti troviamo Poste Italiane, Sodexo, Qui e Pellegrini.

Le società emettitrici forniscono solitamente alle aziende e ai loro dipendenti un elenco dei negozi e dei supermercati convenzionati con il circuito, in cui si può usare la nuova card.

Le carte sono diverse tra loro, la “Postepay Lunch” ad esempio è fornita di microchip quindi  il titolare della stessa può usarla per i generi alimentari oppure come una normale Postepay per prelevare contanti, ricaricare il cellulare ed acquistare beni e prodotti.

 

Normativa buoni pasto: come ti possiamo aiutare

Se le novità della normativa buoni pasto dipendenti pubblici e privati vi riguarda, è importante sapere cosa prevede la legge e cosa avete diritto come lavoratori, anche dopo l’introduzione del buono pasto elettronico.

È bene quindi essere informati. Un consumatore informato è un consumatore consapevole: ecco perchè ti conviene unirti ad Unione dei Consumatori.

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