Vuoi saperne di più sul delicato tema dell’acqua non potabile?

Inutile dirlo, l’acqua è un bene di prima necessità e, al contrario di ciò che si pensa, non sono pochi i Comuni italiani in cui si verificano frequentemente problemi relativi all’acqua.

Capita, infatti, che gli utenti – non potendo utilizzare l’acqua dei propri rubinetti e non potendo contare su un costante flusso di acqua potabile – si vedano costretti ad affrontare spese ulteriori, oltre a quelle del canone, per acquistare acqua potabile.

Vediamo, pertanto, come si è pronunciata la Cassazione al riguardo e come affrontare la questione grazie al nostro supporto.

 

 

Acqua potabile o non potabile: i requisiti minimi

Gli utenti che usufruiscono quotidianamente dell’acqua comunale, spesso, non prestano molta attenzione alle differenze tra acqua non potabile e potabile.

Inoltre non sanno che il mancato rispetto dei requisiti previsti dalla normativa, legittima gli utenti a richiedere una riduzione della bolletta e, talvolta, un risarcimento economico.

Quali sono, quindi, i fattori che determinano l’uno o l’altro caso?

Un’acqua può essere considerata potabile quando:

  • non contiene microrganismi, parassiti o altre sostanze che superino, in quantità o in concentrazione, la soglia di rischio fissata per il consumo umano;
  • possiede caratteristiche organolettiche (limpidezza, trasparenza, assenza di colore e odori anomali) adatte al consumatore.

Proprio per questo motivo, l’acqua destinata al consumatore finale viene sottoposta a dei trattamenti per garantirne la sicurezza e il rispetto degli standard di legge.

Ma cosa accade se questi requisiti non vengono rispettati e, soprattutto, di chi è la responsabilità?

 

Responsabilità e obblighi

L’utente dovrebbe sentirsi sicuro nel consumare l’acqua erogata dal proprio Comune di appartenenza.

Il gestore, infatti, dovrebbe rispettare gli obblighi di legge e gli standard previsti dalla normativa relativi all’acqua potabile. Eppure, capita fin troppo spesso che si verifichi tutto il contrario.

Per quanto riguarda le responsabilità, bisogna distinguere traa cqua fornita al pubblico e alle utenze private che, rispettivamente, vedono come responsabili:

  • il titolare e il responsabile della gestione dell’edificio o della struttura;
  • il gestore e l’autorità sanitaria, che devono anche informare debitamente i consumatori.

Il gestore è tenuto ad attuare celermente tutte le procedure previste dalla legge nel caso in cui ci fossero segnalazioni relative all’acqua non potabile e, inoltre, a effettuare il ripristino degli standard qualitativi dell’acqua erogata.

Nel caso in cui i responsabili venissero meno ai propri obblighi, la legge tutela pienamente il consumatore. Vediamo come.

 

Cosa dice la legge quando l’acqua non è potabile

Secondo la giurisprudenza, se un Comune o l’Ente gestore forniscono acqua non potabile perché inquinata, questi sono da considerarsi inadempienti.

Pertanto, se l’acqua che scorre dal rubinetto delle abitazioni degli utenti non è potabile, questi hanno diritto ad una riduzione del canone e allo specifico risarcimento acqua non potabile.

Nel primo caso, la riduzione del corrispettivo dovuto per il consumo può arrivare fino al 50% del canone previsto.

Per quanto riguarda, invece, l’inadempimento relativo all’acqua non potabile l’utente sarà legittimato a effettuare una richiesta di indennizzo e, nel caso di attività commerciali, ad un’azione risarcitoria per responsabilità contrattuale.

Occorre, dunque, distinguere le forniture ad uso abitativo da quelle ad uso commerciale.

Queste ultime, infatti, per poter accedere al risarcimento economico dovranno documentare ogni eventuale costo sostenuto per sopperire al disservizio subìto.

 

Come possiamo aiutarti a far valere i tuoi diritti!

Unione dei Consumatori si mette a disposizione di tutti i cittadini che intendono far sentire la propria voce e – previa verifica del numero di soggetti aderenti – valuterà l’opportunità di un’azione collettiva.

Pertanto, ti consigliamo di affidarti a mani esperte per affrontare al meglio questa delicata e complessa tematica.

Grazie al nostro supporto potrai, finalmente, far rispettare la legge e ottenere ciò che ti spetta di diritto.

Per ulteriori informazioni, contattaci attraverso il form o invia un messaggio Whatsapp al 370 1220734.

Sarai ricontattato al più presto da un nostro consulente che ti dirà cosa potrai fare relativamente al problema dell’acqua non potabile del tuo Comune.

Se sei già un nostro associato, chiamaci al numero 091 6190601.

 

Per saperne di più

Acqua non potabile: la sentenza della Cassazione

Sullo spinoso tema, e in difesa dei consumatori, la Cassazione si è già pronunciata nel merito dell’acqua non potabile che scorre impropriamente dai rubinetti delle case degli utenti.

La sentenza (Cass. Civ., Sez. I, 04.02.2016 n. 2182) prevede, infatti, che in caso di disservizi nella erogazione, l’utente ha diritto ad una riduzione del canone, nonché a ricevere un risarcimento per i danni subìti.

Spetta, dunque, al gestore dell’acquedotto pagare il risarcimento acqua non potabile. Infatti, se l’acqua non è fruibile per scopi umani viene meno una delle voci della bolletta dell’acqua, ossia quella che riguarda il canone di depurazione.

Ne consegue che, se l’utente si ritrova ad avere a casa acqua non potabile, il gestore non può richiedere che esso paghi per un servizio di cui non ha di fatto usufruito.