Ottenere un risarcimento danni dentista è un’ipotesi che si configura quando l’operato del professionista comporti, in qualche modo, una compromissione del nostro aspetto estetico, se non addirittura anche un peggioramento del nostro stato di salute.

Vediamo, di seguito, in cosa consiste il risarcimento danni dentista, come quantificarlo e come comportarsi nell’eventualità in cui il nostro caso dovesse rientrare tra quelli indennizzabili.

 

Quando è possibile il risarcimento danni dentista?

 Le casistiche che possono portarci all’esasperazione e a voler denunciare dentista sono le più disparate.

In quanto paziente, potresti avere a che fare con:

  • infezioni;
  • ascessi;
  • lesione di un nervo;
  • la rottura e caduta dell’impianto dentale;
  • l’omissione o la ritardata diagnosi;
  • problemi con l’anestesia.

Quindi, nel caso in cui il dentista non osservi le dovute norme di igiene e ti visiti a mani nude, o con strumenti non sterilizzati, provocandoti una brutta infezione, hai il diritto di chiedere il risarcimento danni dentista.

In tutti questi casi, infatti, avrai subito sia una sofferenza psico-fisica sia una perdita economica. Quest’ultima, ovviamente, è dovuta ai costi da sostenere per sistemare la situazione e curare i problemi di salute che ti sono stati procurati.

 

Come calcolare il risarcimento danni dentista?

 Per calcolare il risarcimento danni dentista che ti spetta di diritto, devi sapere che – in base a quanto disciplinato ex art. 2236 del Codice civile – il dentista risponde civilmente dei danni procurati solo:

  • nel caso in cui sia stato riscontrato dolo o colpa grave;
  • quando la prestazione è stata effettuata per far fronte a problemi di elevata difficoltà;
  • in casi eccezionali e straordinari.

In particolare, si parla di colpa del professionista se l’evento dannoso sia stato causato da negligenza, imperizia, imprudenza o inosservanze di regolamenti.

Si configura dolo, invece, quando il danno è intenzionale e quindi l’azione lesiva è stata voluta dall’agente.

Rispetto al passato (Legge Balduzzi), il nuovo quadro normativo (legge Gelli) mette ordine alla materia rinviando a linee guida cui far riferimento per valutare sotto diversi profili l’operato del professionista.

In ambito penale, l’effetto è quello di spostare la colpa dal versante dell’imperizia (in caso di osservanza delle raccomandazioni contenute nelle linee guida, in virtù della standardizzazione della condotta, verificabile prima) a quello della negligenza e/o imprudenza (accertabili sempre dopo).

 

Risarcimento danni dentista: tipi di responsabilità

Se pensi di aver subìto un danno per una prestazione viziata da colpa, puoi richiedere il risarcimento dentista per responsabilità civile.

Quando il dentista ha effettuato la prestazione da libero professionista, presso il suo studio, in regime di intramoenia o di convenzionamento con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), si configura responsabilità contrattuale.

In questo caso, i termini di prescrizione per fare richiesta di risarcimento sono pari a 10 anni.

Se, invece, il contratto è stato stipulato con la struttura in cui il medico ha effettuato la sua prestazione – e quindi non c’è stato un rapporto contrattuale diretto tra il dentista ed il paziente – si parla di responsabilità extra-contrattuale.

In questo caso, spetterà al paziente l’onere di provare la colpa del dentista e si ha prescrizione in 5 anni.

 

Risarcimento danni dentista: come possiamo aiutarti

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