Introduzione

Vuoi sapere cos’è un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti?

Sei nel posto giusto!

Qui otterrai tutte le notizie sul periodo di prova, retribuzione, orario di lavoro, ferie, invalidità.

Inoltre ti daremo informazioni anche sul licenziamento lavoratore a tempo indeterminato e sul recesso dal contratto di lavoro.

Se invece hai subito problemi con il tuo contratto o soprusi dal tuo datore di lavoro, non esitare a contattarci: valuteremo il tuo caso e ti assisteremo!

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INDICE

 

Il contratto a tempo indeterminato

Il contratto a tempo indeterminato è quella tipologia contrattuale che da vita ad un rapporto di lavoro subordinato.

In particolare, quando parliamo di lavoro a tempo indeterminato ci riferiamo a quel rapporto di lavoro duraturo, cioè destinato a proseguire nel tempo, finché una delle parti contraenti non eserciti il recesso.

Per quanto riguarda quest’ultimo, mentre i lavoratori possono liberamente e in qualsiasi momento effettuare il recesso dai contratti di lavoro a tempo indeterminato, il datore di lavoro è vincolato, in quanto la sua facoltà di recesso sarà sottoposta a notevoli limitazioni.

Tuttavia, ad oggi, il contratto di lavoro a tempo indeterminato non possiede più le caratteristiche precedentemente citate, quindi, non corrisponde più al famoso posto fisso fortemente tutelato in caso di licenziamento illegittimo.

Ad oggi, infatti, a seguito dell’emanazione del D.lgs. 23\2015, tutti i contratti a tempo indeterminato devono essere costituiti mediante il nuovo contratto a tutele crescenti (CATUC).

 

Cos’è un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti

Come già anticipato nel paragrafo precedente, il contratto tempo indeterminato a tutele crescenti (CATUC), è stato introdotto dal D.lgs. 23\2015 e rappresenta la nuova tipologia contrattuale che deve essere adottata per la costituzione di rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda la forma e il contenuto del contratto di assunzione a tempo indeterminato, questo deve:

  • essere redatto in forma scritta
  • contenere informazioni sulle mansioni e sull’inquadramento del lavoratore
  • indicare la data di inizio del rapporto di lavoro
  • indicare l’ora e il luogo di lavoro
  • contenere informazioni sulle ferie, sui permessi e sulla retribuzione spettanti al lavoratore
  • indicare le modalità di recesso
  • contenere informazioni sul periodo di prova

 

Periodo di prova

Il periodo di prova, detto anche patto di prova, è una clausola che può essere apposta al contratto di lavoro, per subordinare l’assunzione definitiva di un lavoratore all’esito, ovviamente positivo, di un periodo di prova.

Questo patto può essere applicato alla maggior parte dei contratti di lavoro, e quindi, anche al contratto a tempo indeterminato.

In particolare, con esso:

  • il datore di lavoro verifica le capacità del lavoratore
  • il lavoratore valuta il suo interesse e la sua convenienza nell’intraprendere un determinato lavoro

Il patto di prova può avere una durata massima di sei mesi (non prorogabile), ma la sua durata massima non è obbligatoria, nel senso che, a discrezione delle parti è possibile fissare una durata inferiore.

Sia il datore di lavoro che il lavoratore possono recedere dal periodo di prova in qualsiasi momento, senza obbligo di dover dare una giustificazione o un preavviso.

Ciò non vale, se al periodo di prova è apposto un termine, cioè una durata minima.

Infatti, in questo caso le parti possono recedere solo al termine del periodo di prova.

 

Ricorda

Nei contratti a tempo indeterminato, la forma del patto di prova è uguale a quella delle altre tipologie contrattuale.

Questa deve risultare da atto scritto, essere sottoscritta da entrambe le parti (datore di lavoro e lavoratore) e indicare la durata del periodo di prova.

Se al termine del periodo di prova nessuna delle parti recede, il rapporto di lavoro diviene definitivo.

 

Retribuzione

La retribuzione non è altro che il corrispettivo che il datore di lavoro deve dare al dipendente per la prestazione svolta.

La retribuzione è disciplinata dall’articolo 36 della Costituzione, secondo il quale, deve essere proporzionata alla qualità e alla quantità del lavoro e deve essere sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa al lavoratore e alla sua famiglia.

Esistono varie tipologie di retribuzione con cui compensare un dipendente.

In particolare, la retribuzione di un lavoratore a tempo indeterminato può essere:

  • a tempo, in quanto è calcolata in base all’orario di lavoro effettuato che si stabilisce la retribuzione. Questa, a sua volta, può essere di due tipi:
    • mensile, chiamata anche stipendio, spetta a dirigenti, quadri ed impiegati.
    • oraria, chiamata anche salario, che spetta agli operai e a speciali qualifiche
  • a cottimo, nella quale si tiene conto non soltanto del tempo impiegato, ma anche del risultato del lavoro. Può essere previsto con 3 diversi tipi:
    • misto, che consiste nella combinazione della retribuzione a cottimo con la retribuzione a tempo.
    • puro, detto anche pieno, è quella retribuzione che viene interamente determinata in base al risultato del lavoro, infatti, è impiegata nel lavoro a domicilio.
    • collettivo, che è legato al rendimento del lavoro subordinato di un gruppo di lavoratori (organizzato dall’impresa)
  • in natura, che consiste nel retribuire il lavoratore, per il lavoro svolto, mediante beni o servizi (es. vitto e alloggio in cambio di una qualsiasi prestazione lavorativa)
  • a provvigione, calcolata in percentuale sugli affari conclusi dal lavoratore, nei casi in cui oggetto della prestazione sia la trattazione di affari per nome e per conto del datore di lavoro (es. rappresentanti)
  • con partecipazione agli utili e al capitale dell’impresa, in questo caso, il compenso è legato al risultato dell’impresa, in quanto viene commisurato agli utili netti
  • differita, dove i compensi maturano nel corso del rapporto di lavoro, ma vengono erogati successivamente (es. 13esima, 14esima, tfr)

Il lavoratore a tempo indeterminato percepisce una retribuzione su base mensile, per un numero di mensilità annue che dipende dal Contratto collettivo nazionale.

 

disdetta Fastweb

Lo sapevi che…

Un contratto a termine può essere rinnovato per un massimo di quattro volte, quando il contratto iniziale ha una durata inferiore a 24 mesi e con il consenso del lavoratore.

Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.

Eccezione viene fatta per le start up innovative per il periodo di quattro anni dalla costituzione della società.

 

Orario di lavoro

L’orario di lavoro di un contratto a tempo indeterminato è determinato su base settimanale.

Questo elemento è essenziale, poiché viene utilizzato per calcolare la retribuzione del dipendente.

L’orario normale di lavoro stabilito dalla legge è pari a 40 ore settimanali. Le ore di lavoro effettuate in più vengono considerate lavoro straordinario.

Tuttavia, l’orario normale di lavoro può essere stabilito anche dal contratto collettivo, però in misura inferiore alla durata di quello legale.

Se consideriamo, ad esempio, una settimana lavorativa di 36 ore, le ore di lavoro effettuate in più fino al limite legale (40 ore) verranno considerate come lavoro supplementare, mentre le ore eccedenti le 40 ore saranno considerate straordinario.

La durata settimanale di lavoro complessiva, cioè che comprende anche il lavoro straordinario, non può superare le 48 ore per ogni periodo di sette giorni.

Il lavoro straordinario, che deve essere ricompensato con maggiorazione retributiva o con riposi compensativi, non può eccedere le 250 ore annuali.

Mentre, per quanto riguarda il riposo, il lavoratore ha diritto a 24h consecutive di riposo, coincidenti solitamente con la domenica.

Nelle giornate lavorative, invece, ha diritto ad 11 ore di riposo consecutivo, per cui la durata massima della giornata lavorativa è di 13 ore.

 

Lo sapevi che…

Le ex festività o festività soppresse sono le giornate che oggi non sono più considerate festive?

Queste sono il giorno della festa di San Giuseppe (19 marzo), l’Ascensione, il Corpus Domini, la festa dei Santi Pietro e Paolo (29 giugno), il giorno dell’Unità Nazionale (4 novembre).

 

Le ferie

Le ferie sono un diritto irrinunciabile di tutti i lavoratori, e quindi, anche di un lavoratore a tempo indeterminato.

Il D.lgs. 66/2003 stabilisce che il prestatore di lavoro ha diritto ad un periodo annuale di ferie (retribuite) non inferiori a quattro settimane.

Tale decreto ha, inoltre, introdotto il divieto di monetizzazione delle ferie, che consiste nella rinuncia da parte del lavoratore a godere di queste per ottenere in cambio il contro valore della giornata lavorativa a titolo di maggiorazione.

Oltre al riposo giornaliero, settimanale e annuale, la legge riconosce al lavoratore la sospensione dell’attività lavorativa nei seguenti giorni:

  • Primo giorno dell’anno
  • Giorno dell’Epifania (6 Gennaio)
  • 25 Aprile (ricorrenza della Liberazione)
  • 1° Maggio (festa del lavoro)
  • Lunedi dopo Pasqua
  • Festa nazionale della Repubblica (2 Giugno)
  • Giorno di Ognissanti (1° Novembre)
  • Giorno dell’Assunzione della Beata Vergine (15 Agosto)
  • Festa dell’Immacolata Concezione (8 Dicembre)
  • Giorno di Natale (25 Dicembre)
  • Giorno di Santo Stefano (26 Dicembre)

 

Invalidità licenziamento lavoratore a tempo indeterminato

In materia di licenziamenti, ai contratti di lavoro a tempo indeterminato stipulati prima del 07\03\2015 verrà applicata la disciplina dettata dall’art.18 dello statuto dei lavoratori e quella dettata dalla legge 604\1966.

Per i contratti a tempo indeterminato, stipulati dopo l’emanazione del D.lgs. 23\2015, verrà applicata la nuova disciplina.

Secondo la nuova disciplina, in caso di invalidità del licenziamento come conseguenza, non si avrà più la reintegrazione del lavoratore (come prevedevano le vecchie discipline sopra citate), ma il lavoratore avrà soltanto diritto ad un’indennità di tipo monetario.

 

Recesso da un contratto di lavoro a tempo indeterminato

Il recesso è un atto unilaterale recettizio, con cui si manifesta la volontà di porre fine al rapporto di lavoro.

Esso è, quindi, una causa di cessazione del rapporto di lavoro, e se proviene:

  • dal lavoratore, prende il nome di dimissioni
  • dal datore di lavoro, prende il nome di licenziamento

Nel contratto di lavoro a tempo indeterminato, mentre il lavoratore può recedere liberamente, il datore di lavoro non può farlo senza motivazione

Ovvero, il recesso del datore di lavoro è subordinato alla sussistenza di una giusta causa oppure può essere disciplinare o collettivo.

La parte che recede dal contratto a tempo indeterminato ha indipendentemente l’obbligo di darne preavviso, al fine di consentire:

  • al datore di lavoro di trovare un sostituto, se a recedere è il lavoratore
  • al lavoratore di trovare un’altra occupazione, se a recedere è il datore di lavoro

In mancanza di preavviso, la parte recedente deve corrispondere un’indennità, mentre, il preavviso non è obbligatorio se le dimissioni o il licenziamento avvengono per una giusta causa.

Il recesso diviene efficace quando viene a conoscenza dell’altra parte.