Quando si parla di separazione consensuale, si fa riferimento a un istituto giuridico che consente ai coniugi di separarsi di comune accordo.

I due coniugi, pertanto, riescono a trovare un’intesa ancor prima di entrare nella fase di separazione, stipulando un accordo che comprende anche i diritti sul patrimonio, sull’affidamento dei figli e sul mantenimento.

Va da sé che, rispetto alla separazione di tipo giudiziale, questa consta di tempi ben più ridotti.

Ma è davvero così semplice avviare un procedimento di separazione consensuale?

In realtà, qualche ostacolo lungo la strada è possibile incontrarlo, dato che entrano in gioco diversi fattori.

Vediamo, quindi, di capire meglio di cosa si tratta, come presentare la domanda di separazione consensuale e a cosa si va incontro nel caso in cui si scelga di intraprendere questo percorso.

 

 

In cosa consiste la separazione consensuale e quali sono i vantaggi

Come già premesso, due coniugi che decidono di porre fine al proprio matrimonio possono ricorrere – di comune accordo – alla separazione consensuale, della quale condividono anche i diritti che ne conseguono.

Tra questi diritti vi sono quelli su:

  • patrimonio;
  • assegno di mantenimento per il coniuge economicamente più debole;
  • mantenimento e sull’affidamento dei figli;
  • assegnazione della casa coniugale.

Trovare un accordo sulle questioni più importanti non è affatto semplice, sia chiaro, ma permette di accorciare nettamente i tempi e di rendere la definizione dell’accordo di separazione molto più facile.

Questo, soprattutto tenendo conto delle ripercussioni che un’eventuale protrazione della separazione potrebbe causare ai figli (se presenti).

In caso si abbiano figli a carico, è necessaria sia la presenza che l’assistenza di almeno un avvocato in rappresentanza di un coniuge o di entrambi i coniugi (nel caso vogliano essere assistiti in comune). Gli avvocati potranno formalizzare gli accordi raggiunti e presentarli dinanzi al giudice.

Ma se non si hanno figli a carico? A questo punto, i coniugi possono scegliere di:

  • ricorrere al procedimento di negoziazione assistita;
  • formalizzare la separazione presso il Comune;
  • lasciare che sia il Tribunale competente ad avviare la fase di omologazione attraverso un provvedimento specifico.

Inoltre, bisogna considerare che la separazione di tipo consensuale offre numerosi vantaggi rispetto a quella di tipo giudiziale:

  • consente di separarsi con tempistiche relativamente brevi;
  • permette di procedere con il divorzio dopo soli 6 mesi anziché attendere 1 anno come nel caso della giudiziale;
  • non è irreversibile. Infatti, è irreversibile solo nel caso in cui si proceda con il divorzio che determina, in modo definitivo, la fine del matrimonio.

 

Separazione consensuale con figli

Quali sono le conseguenze, nel caso in cui di voglia presentare il ricorso per la separazione consensuale con figli?

Non è affatto raro che i coniugi che decidono di procedere con la separazione abbiano dei figli a carico.

In questo caso, bisogna tenere presente che la responsabilità genitoriale ricade su entrambi i coniugi e, inoltre, che:

  • i figli hanno il diritto di portare avanti e mantenere intatto nel tempo un rapporto equilibrato con entrambi i genitori;
  • entrambi i coniugi hanno il dovere di mantenere i propri figli, anche superata la maggiore età nel caso in cui non siano ancora in condizioni economiche che gli permettano di mantenersi da soli;
  • qualsiasi ulteriore decisione va presa tenendo conto dell’opinione dei propri figli.

 

È obbligatorio versare l’assegno di mantenimento e a quali condizioni?

Per quanto riguarda l’assegno di mantenimento, la situazione è piuttosto controversa. In effetti, è un argomento piuttosto dibattuto, soprattutto per la parte coniugale che si ritrova a dover pagare il mantenimento del proprio coniuge da cui si separa in modo consensuale.

Innanzitutto, è bene precisare che l’assegno di mantenimento va versato obbligatoriamente nei confronti dei figli, che necessitano di un sostentamento economico per la crescita, per lo studio e per le attività extra-scolastiche.

 

E per quanto riguarda il mantenimento del coniuge?

In questo caso, dipende dalla condizione in cui questo versa. Infatti, se uno dei due conigi non possiede alcun reddito o non è in grado di sostentarsi autonomamente, il coniuge economicamente più “forte” , è obbligato a versare alla parte “debole” un assegno di mantenimento.

Il tribunale di competenza, al di là della sentenza, effettua le dovute verifiche esclusivamente per quanto riguarda l’osservanza degli obblighi nei confronti della prole, soprattutto in caso si tratti di minori.

Nel caso della separazione consensuale, infatti, non è previsto alcun controllo sull’eventuale corresponsione dell’assegno nei confronti del coniuge.

Si presuppone, pertanto, che questo tipo di separazione determini un rispetto reciproco e che nessuno dei due venga meno a quanto espresso e deciso dal giudice.

 

Qual è la procedura per la separazione consensuale

Dopo aver compreso meglio cosa si intende con separazione consensuale e a cosa si va incontro, vediamo di capire qual è la procedura da seguire per intraprendere questa strada.

Per fare domanda di separazione consensuale bisogna presentare un ricorso presso la Cancelleria del Tribunale di competenza, ovvero quello del luogo di residenza (o di domicilio) di uno dei due coniugi.

Non è facile presentare un ricorso di questo tipo, poiché è necessario che questo sia dettagliato e che esprima in modo chiaro quelli che sono i termini dell’accordo raggiunto.

Inoltre, bisogna allegare eventuali documenti (come atto di matrimonio o dichiarazione dei redditi) che, insieme alla domanda di separazione, verranno integrati dall’organo preposto in un fascicolo d’ufficio.

A seguito della presentazione del ricorso, bisognerà attendere poi la fissazione dell’udienza da parte del Presidente del Tribunale competente, che stabilirà una data in cui i coniugi dovranno presentarsi.

In un primo momento, i coniugi verranno ascoltati separatamente e si tenterà di percorrere la via della conciliazione. La volontà di proseguire o meno nella separazione dipenderà, quindi, dai coniugi.

Nel caso in cui si dovesse procedere, verrà emanato un decreto di omologazione delle condizioni indicate nel ricorso. A partire da questa data, decorre il termine di 6 mesi di tempo, trascorso il quale è possibile richiedere il divorzio.

 

Quali sono i tempi per la separazione consensuale

Come già detto precedentemente, i tempi di attesa separazione consensuale sono nettamente più celeri rispetto a quelli che, ad esempio, sono previsti per la giudiziale.

Ovviamente, bisogna anche tener conto degli accordi presi dai coniugi ancor prima di procedere con la richiesta di separazione. Il giudice si troverà a dover valutare diversi fattori per poter prendere una decisione equa e che soddisfi entrambe le parti.

Se i coniugi sono in grado di trovare un’intesa anche su quelli che sono i diritti derivanti dalla separazione, inoltre, i tempi si accorciano ulteriormente.

Si deve considerare anche il luogo di residenza o di domicilio dei coniugi e il carico di lavoro del tribunale o degli uffici comunali che si occupano della procedura di separazione.

 

Di quali documenti munirsi in caso di ricorso per la separazione consensuale

Se hai deciso di presentare la domanda per la separazione consensuale e hai dei figli a carico, quasi certamente, saprai che dovrai farti assistere da un avvocato.

Ma non preoccuparti, perché – come abbiamo già detto – la separazione di tipo consensuale ti permette di affrontare un percorso più celere, economico e semplice rispetto a quello previsto dalla separazione di tipo giudiziale.

In ogni caso, sono previsti specifici documenti da allegare al ricorso, che sono necessari per avviare la procedura di separazione.

Eccoli di seguito:

  • estratto integrale dell’atto di matrimonio;
  • copia di un documento di identità di entrambi i coniugi;
  • copia del codice fiscale di entrambi i coniugi;
  • certificato di residenza;
  • certificato dello stato di famiglia di entrambi i coniugi (non autocertificazione);
  • dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi.

 

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