Separazione giudiziale? È certamente un argomento tanto spinoso quanto delicato, ma anche piuttosto comune.

Per questo motivo, abbiamo deciso di entrare nel vivo della questione e approfondire il tema.

Può capitare che l’intesa all’interno del rapporto di coppia cali drasticamente con il tempo, come può capitare che – anche in fase di separazione – non si riesca a trovare un accordo e si finisca inevitabilmente a scontrarsi in sede di appello.

I motivi possono essere diversi, ma è fondamentale capire quali sono i presupposti per presentare la domanda, come comportarsi e far valere i propri diritti e quali sono le reali conseguenze derivanti da una richiesta di separazione giudiziale.

In questo articolo chiariremo tutti i tuoi dubbi al riguardo, ricordandoti che potrai avvalerti del supporto dei nostri esperti in materia per essere seguito per tutte le fasi della controversia, fino all’approdo in tribunale.

 

 

Cos’è e come funziona la separazione giudiziale

Quando si verificano dei fatti che influiscono negativamente sul rapporto matrimoniale, ma non necessariamente dovuti alla volontà di uno dei due coniugi, si ricorre alla separazione giudiziale.

Si tratta di un procedimento civile ordinario posto in essere da uno dei due coniugi ed è piuttosto frequente che si ricorra a questo tipo di soluzione.

In questi casi, ad esserne compromessi sono la convivenza tra i due soggetti coniugati e il rapporto con i figli, che subiscono in modo diretto e indiretto le conseguenze di una convivenza instabile e deleteria.

Uno dei due coniugi ottiene una sentenza di separazione presentando il ricorso per la separazione giudiziale. In questo modo, si avvia il procedimento di separazione davanti ad un’autorità giudiziaria.

A differenza di quella consensuale, questa tipologia di separazione scaturisce dalla mancanza di qualsiasi forma di accordo tra i coniugi, che decidono di affidarsi a un giudice senza tentare alcuna forma di conciliazione.

Questa, infatti, è prevista nel caso in cui si opti per la separazione consensuale.

Ma quali sono i presupposti per avviare la procedura di separazione giudiziale e quali le tempistiche?

 

tempi per la separazione giudizialeI presupposti e i tempi per la separazione giudiziale

Prima del 1975, anno in cui venne promulgata la riforma del diritto di famiglia con la legge n. 151/1975, la separazione era consentita soltanto in caso di accertamento di colpa di uno dei due coniugi (legge n. 898/1970).

Con la nuova riforma, i coniugi hanno acquisito la facoltà di richiedere la separazione qualsiasi sia la ragione di pregiudizio del rapporto, della convivenza o dell’armonia della coppia.

Sostanzialmente, oggi è sufficiente che sussistano fatti capaci di rendere “intollerabile la prosecuzione della convivenza o che rechino grave pregiudizio all’educazione della prole”.

Più in generale, secondo la giurisprudenza, si può chiedere la separazione (giudiziale o consensuale) se l’incrinatura del rapporto coniugale dipende da disaffezione o da distacco spirituale anche di uno solo dei due coniugi.

In ogni caso, se uno dei due esprime il proprio disappunto per la decisione presa dall’altro, tentando la via della riappacificazione, la procedura di separazione non subisce un arresto né viene compromessa.

Basta, infatti, la sola volontà di uno dei due per procedere con l’iter di separazione.

Per quanto riguarda i tempi per la separazione giudiziale, è bene sottolineare che sono nettamente più lunghi rispetto a quelli richiesti per quella consensuale: solitamente, infatti, superano i due anni.

 

Qual è la procedura della separazione giudiziale?

Come già detto, il ricorso per l’avvio della causa di separazione può essere presentato da uno dei due coniugi, non necessariamente da entrambi.

Ad occuparsene è il tribunale del territorio di residenza dei coniugi o del luogo in cui il coniuge contro cui si intenta la causa ha la residenza o il proprio domicilio.

Nel caso il coniuge convenuto viva all’estero, la competenza potrà essere o:

  • del tribunale del territorio di residenza (o domicilio) del coniuge che desidera intentare la causa;
  • del Tribunale della Repubblica, nel caso in cui anche il coniuge ricorrente abbia residenza all’estero.

È comunque fondamentale che venga evidenziata o meno l’esistenza di figli a carico.

Il tribunale di competenza fisserà la data della prima udienza: data in cui entrambi i coniugi sono obbligati a presentarsi assistiti, ognuno, dal proprio difensore.

Nel caso in cui uno dei coniugi non dovesse presentarsi in sede di tribunale nella data notificata si verificherebbero alcune condizioni.

Se a non presentarsi è:

  • il ricorrente (ovvero il coniuge che avvia l’azione giudiziaria), la domanda viene automaticamente a decadere;
  • il convenuto (ovvero il coniuge contro il quale viene esercitata l’azione giudiziaria), il tribunale decide di fissare una nuova data per una seconda udienza, rinnovando la notifica di ricorso e di decreto.

Le fasi di separazione giudiziale prevedono comunque una forma di conciliazione tra le parti, che vengono – in un primo momento – ascoltate dal giudice separatamente.

 

 

Il ruolo e il potere del giudice

Già alla prima udienza, il giudice ha la facoltà di enunciare dei provvedimenti temporanei in merito alla separazione e ad un eventuale mantenimento.

Gli eventuali provvedimenti conseguenti alla separazione giudiziale vengono presi in separata sede – e in un secondo momento – nominando un giudice istruttore.

Inoltre, questo tipo di separazione può essere declinata a consensuale anche successivamente, ma comunque prima del giudizio finale e del provvedimento conclusivo che si trasforma in sentenza.

 

Ricorso per la separazione giudiziale con addebitoRicorso per la separazione giudiziale con addebito

È possibile avviare la procedura di separazione anche presentando ricorso per la separazione giudiziale con addebito. Ma cosa significa?

Significa che il ricorrente può richiedere al giudice l’addebito della separazione e l’accertamento della violazione – da parte del coniuge convenuto – degli obblighi sanciti dal matrimonio.

Infatti, se il giudice dovesse accertare questa violazione e dovesse essere riconosciuto, quindi, l’addebito a carico di uno dei due coniugi, questi non avrà diritto ad ottenere l’assegno di mantenimento e perderà la maggior parte dei suoi ulteriori diritti.

L’addebito può essere richiesto subito, insieme alla presentazione del ricorso per la separazione.

Bisogna valutare anche il caso in cui la separazione giudiziale venga richiesta per comportamenti contrari a quelli che sono i doveri sanciti dal matrimonio. In questo caso, il giudice può dichiarare a chi, tra i due coniugi, sia addebitabile la separazione.

Ma quali sono le conseguenze dell’addebito – di ordine patrimoniale ed economico – per il coniuge responsabile della separazione?

  • Gli può essere riconosciuto il diritto agli alimenti;
  • non gli viene riconosciuto l’assegno di mantenimento;
  • i suoi diritti successori nei confronti del patrimonio dell’altro coniuge vengono limitati.

Per ovvi motivi, ai fini dell’ottenimento dell’addebito, le violazioni dei doveri coniugali non possono essere successive alla domanda di separazione, ma anteriori,

 

Le conseguenze della separazione giudiziale

Gli effetti della separazione possono essere diversi a seconda della situazione in cui verte il rapporto dei coniugi coinvolti e dai fatti che hanno portato a questo esito.

Ma cosa determina o può determinare la sentenza definitiva nei confronti del coniuge ritenuto più debole economicamente?

  • può essere previsto un assegno di mantenimento a favore del coniuge più “debole”;
  • l’assegno di mantenimento, se previsto, viene deciso sulla base del tenore di vita di cui ha goduto il coniuge più “debole” nel corso del matrimonio. Ciò cambia, però, se l’assegno viene dichiarato in sede di divorzio, in cui non viene più considerato il tenore di vita avuto durante il periodo del matrimonio.

Per ciò che concerne i figli a carico, sono previste delle disposizioni sulla base degli articoli 337-bis e seguenti del Decreto Legislativo n. 154. Nel dettaglio:

  • come si cita nell’articolo 337-ter, “il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”;
  • la responsabilità viene esercitata da entrambi i genitori, tenendo conto di quelle che sono le inclinazioni naturali e le aspirazioni dei propri figli, oltre che dell’istruzione, della scelta della residenza da parte del minore e dell’educazione.

 

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Per saperne di più

 

Divorzio e assegnazione della casa coniugale in caso di separazione

Innanzitutto, per quanto riguarda il divorzio, è possibile effettuare la domanda esclusivamente dopo un anno dal ricorso per la separazione giudiziale. Questa decorre dalla comparizione nel Tribunale competente.

Relativamente all’assegnazione della casa coniugale, solitamente, è difficile che si opti a favore del coniuge non proprietario, soprattutto in assenza di figli. Ciò può avvenire solo nel caso ne sia fatta esplicita richiesta e l’assegnazione serva ad equilibrare i rapporti economici fra coniugi nell’ambito del processo di separazione giudiziale.

Nel caso in cui ci siano i figli, si opta per l’assegnazione in favore del genitore cui viene

assegnato l’affido esclusivo o condiviso con domicilio prevalente, ciò in un’ottica di tutela dell’educazione di questi.

Chi è titolare della casa, però, ha dei diritti di proprietà sull’immobile di cui il giudice deve tenere conto.